Potrei scrivere un articolo intero e magari ripercorrere gli ultimi 60 anni di storia del vicino oriente. Sarebbe facile, solo con una banale cronologia dei fatti, dimostrare l'insensatezza del comportamento di Israele nei confronti dei suoi vicini palestinesi. E ancora di-mostrare la dismisura che ha sempre caratterizzato gli interventi israeliani in risposta agli attacchi palestinesi. Mai dimenticare Sabra e Chatila. Mai.Nel passato ho collaborato a un giornale periodico con notizie dalla e sulla Palestina. Si chiamava Shabab. Molte volte mi sono trovata a dover raccontare le stragi che Israele chiama autodifesa, gli innumerevoli omicidi mirati che colpivano uomini della resistenza palestinese. Così mirati che di solito vedevano vittime donne e bambini. Vedi l'ultimo: per uccidere un membro di Hamas, sotto i colpi di Tsahal, sono cadute quattro donne e nove bambini...
La caratteristica che mi ha turbato di più in tutta la vicenda mediorientale e che tuttoggi mi turba di più, è la ripetitività dei fatti. Le stragi si ripetono all'infinito, gli assassinii pure, sempre uguali, sempre con la stessa ferocia e la stessa inaccettabile disparità di forze. Occhio per occhio, dente per dente? Oppure centinaia di vite innocenti spezzate in risposta a uno sputo?
Sono nata e già accadeva quello che sta accadendo adesso, in questo istante. Anni fa ho creduto che tanta follia stesse per arrestarsi ma qualcuno ha scelto invece di arrestare il cuore di chi voleva la pace. E così Yitzhak Rabin, l'uomo che voleva la pace e che avrebbe potuto portarla, è stato ucciso. Da allora la speranza è stata sepolta e nessuno più ha nemmeno ipotizzato di riportarla in vita. Io ho smesso di credere che una soluzione fosse possibile e ho ripreso a indignarmi giorno dopo giorno ma senza più la forza di confidare in un futuro che veda il popolo palestinese padrone del suo futuro, i bambini palestinesi liberi di crescere in uno stato dove la parola dignità abbia un significato. Vedo le bombe cadere e ho voglia di piangere. E mi chiedo ancora perché nessuno di coloro che hanno il potere di cambiare le cose, abbia voglia di dire basta a questo scempio.
Palestinesi ieri

Palestinesi oggi

Palestinesi domani?

E comunque... buon anno.
Pochi minuti fa stavo rispondendo a un messaggio di una persona che, come me, è innamorata della Bosnia. Mi chiedeva consigli in merito a libri e autori di questo magnifico paese. Nonostante la mia terribile ignoranza sull'argomento, ho cercato di mettere insieme qualche nome e qualche titolo che mi è rimasto impresso nella mente e nel cuore. Poi mi sono chiesta perché non pubblicarli qui sul blog. Magari tra coloro che stanno leggendo questo post c'è qualcuno a cui non dispiacerebbe leggersi anche un bel libro.
Ecco qui il testo della risposta che ho inviato:
Scusa se sono di corsa ma ho da rispondere a non so quante mail accumulate.
Voglio solo consigliarti un grande poeta che io amo particolarmente e cioè Izet Sarajlić, poi questo libro:
DŽEVAD KARAHASAN, Il centro del mondo, Milano: Il saggiatore, 1995. Stupendo!
E ancora: DIZDAREVIĆ, ZLATKO ― Giornale di guerra. Cronaca di Sarajevo assediata. Con una nota di Adriano Sofri. Sellerio Editore, Palermo 1994
― Lettere da Sarajevo. Feltrinelli, Milano 1998
― L’ONU è morta a Sarajevo. Dal genocidio alla spartizione. Con Gigi Riva, Il Saggiatore,
Milano 1996
HAMULIĆ TRBOJEVIĆ, MERIMA ― Sarajevo oltre lo specchio, Sensibili alle foglie, Roma
1995
OSTI, JOSIP ― ll libro di Sarajevo dei morti. Trad. Stefano De Bartolo. Theoria, Roma 1995
SIDRAN, ABDULAH ― A Zvornik ho lasciato il mio cuore. Trad. di S. Ferrari, Intr. Di Moni Ovadia. Edizioni Saraj, Milano 2005
― Il cieco canta alla sua città. Edizioni Saraj, Milano 2006
― Poesie per Sarajevo/Pjesme za Sarajevo. Edizioni Saraj, Milano 2006
― Sarajevski tabut. La bara di Sarajevo. Trad. di S. Ferrari. Volume a cura di P. Del Giudice.
Edizioni E, Trieste 1995
VEŠOVIĆ, MARKO ― Chiedo scusa se vi parlo di Sarajevo. Pref. di F. Bugno. Trad. di N. Šehović. Sperling & Kupfer, Milano 1996
E chissà quanti non mi sono venuti in mente a causa della velocità...
Ciao, Valeria
Zhang-ke's '24 City' to open Panorama section
The 14th edition of the Sarajevo Film Festival opens in the capital of Bosnia and Herzegovina Friday (Aug. 15) with a new feature - festival television.
The pilot project, which will run on a 15 feet by 9 feet LED open air screen in front of the city's National Theater - the main festival venue - will give the public, festival guests and audiences the chance to see exclusive footage from fest events, including the opening and closing ceremonies, competition film photo calls, press conferences and interviews with key guests.
With daily updates on ticket availability, the arrival of star guests and the weather - a key factor at a festival with a popular open air venue among its screening facilities - festival TV promises to be "a lively supplement to the exciting atmosphere of the Theatre Square'', fest organizers said in a statement.
Powered by Softing d.o.o, which has offices in Milan and Mostar, Bosnia, using the K.iTV platform, broadcasts will run during the duration of the festival, which closes Aug. 23.
The decision to pilot festival television comes at a time of growing stature for Sarajevo where, in addition to a feature competition that concentrates on Balkans and wider region films, the festival screens major international projects, hosts a talent campus in association with the Berlin film festival and has a busy co-production market.
Festival guests had already begun arriving mid-week, festival organizers said, including Chinese director Jia Zhang-ke, whose film ``24 City'' opens this year's non-competitive Panorama section in the Vtrogasac open air cinema.
This year's feature competition line up is: "We've Never Been to Venice'', a debut by Slovenian director Blaz Kutin; "Autumn'' (Turkey, debut, dir: Ozcan Alper); "Buick Riviera'' (Croatia, Bosnia & Herzegovina, Goran Rusinovic); "Dot'' (Turkey, Dervis Zaim); "Girls'' (Hungary, debut, Anna Faur); "Kino Lika'' (Croatia, Bosnia & Herzegovina, Dalibor Matanic); "March'' (Austria, debut, Handl Klaus); "The Fourth Man'' (Serbia, debut, Dejan Zecevic); "Delta'' (Hungary, Korenl Mundruczo); and "My Marlon and Brando'' (Turkey, debut, Huseyin Karabey).
(Variety online)
Festa a Sarajevo per l'arresto del boja Karadžić

Barba e baffi, lavorava come medico
Radovan Karadžić aveva assunto una falsa identità e prestava servizio in un ambulatorio fuori Belgrado
BELGRADO - Barba e baffoni bianchi, sotto i quali camuffare la sua identità e sfuggire all'arresto. L'ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadžić aveva assunto una falsa identità - quella di Dragan Dabic - e lavorava negli ultimi tempi come medico in un ambulatorio privato alla periferia di Belgrado. Lo ha rivelato il procuratore nazionale serbo per la lotta ai crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, mostrando una foto dell'ex latitante ormai in arresto nella quale egli appare difficilmente riconoscibile. Secondo il procuratore, nell'ambulatorio - individuato dalle forze di sicurezza serbe nel quartiere residenziale di Nuova Belgrado - nessuno sapeva chi fosse in realtà.
UN "GURU" SPECIALIZZATO IN MEDICINE ALTERNATIVE - La copertura era rafforzata e avvalorata dal nuovo look ascetico, in stile "guru": barba bianca folta e lunga, capelli anch'essi lunghi, lasciati crescere volutamente in maniera disordinata. La polizia ha rilasciato una prima foto di Karadžić, in versione «dottor» Dragan Dabic. A quanto pare la sua fasulla specializzazione in ambito medico consisteva nelle medicine alternative, come l'omeopatia, che praticava presso una clinica privata di Belgrado. Il suo nuovo aspetto non avrebbe mai destato sospetti o dubbi sulla sua vera identitá, oltre che sulle sue presunte competenze in campo medico. «Tanto che girava indisturbato e tranquillo» per le strade di Belgrado, ha riferito una fonte ufficiale serba coperta dall'anonimato. L'arresto, ha confermato Vukcevic, è avvenuto «nelle vicinanze di Belgrado»: secondo alcune indiscrezioni nel sobborgo di Batajnica, a 13 chilometri dalla capitale.
L'INTERROGATORIO. «UNA FARSA» - In mattinata si è svolto il primo interrogatorio dell'ex leader dei serbo-bosniaci, Radovan Karadzic. Lo ha riferito il giudice Milan Dilparic che ha comunque rifiutato di rivelare ulteriori dettagli, definendolo come "confidenziale". Secondo quanto riferito dall'avvocato di Radovan Karadžić, Svetozar Vujakic, citato dall'agenzia Beta news, l'ex leader politico dei serbo-bosniaci «è stato arrestato venerdì» a Belgrado e da allora è rimasto «detenuto in una cella». Secondo un'altra versione sarebbe invece stato fermato lunedì.
L'avvocato ha poi spiegato che Radovan Karadžić, ha descritto la situazione come una «farsa» e che avrebbe anche usufruito del suo «diritto di rimanere in silenzio durante l'interrogatorio».
ANNUNCIATO RICORSO IN APPELLO - Vujacic ha poi annunciato che il suo cliente presenterà ricorso in appello contro la decisione del giudice istruttore per i crimini di guerra, Milan Dilparic, di consegnare l'ex latitante al Tribunale penale internazionale dell'Aja. Il processo presso il Tribunale serbo prevede una durata di tre giorni. La legge serba prevede altri tre giorni per il processo di appello la cui sentenza sarà poi definitiva. Quindi il superlatitante dovrebbe essere trasferito all’Aia entro una settimana dove l'attende una condanna all'ergastolo. «Speriamo che sia trasferito al più presto sotto la nostra giurisdizione, ma non sappiamo ancora quando - ha dichiarato un portavoce del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia - tutto dipende dalle autorità serbe. Quasi certamente sarà detenuto in isolamento e portato di fronte alla Corte il prima possibile per procedere con il giudizio». «Questo arresto - continuano dal Tpi - è un altro passo fondamentale per il raggiungimento del nostro mandato». Nel corso della prima udienza, a Karadžić sarà chiesto di dichiararsi colpevole o innocente. Nel caso - considerato altamente improbabile - in cui Karadžić si dichiarasse colpevole, i giudici si limiterebbero a stabilire la pena. Altrimenti, sempre che l'ex leader serbo-bosniaco sia dichiarato idoneo dal punto di vista medico, inizierà la fase preparatoria del processo, durante la quale la difesa verrà informata di tutti gli elementi di prova a carico dell'imputato.
dal CorrieredellaSera.it
L'ex leader è accusato di genocidio e crimini di guerra in particolare per l'assedio di Sarajevo e per la strage di Srebrenica. La Nato: "Una buona notizia per la comunità internazionale".
BELGRADO - L'ex leader dei serbo-bosniaci, Radovan Karadzic, è stato arrestato. Lo ha reso noto questa sera a Belgrado la presidenza della Serbia. Karadzic è ritenuto responsabile di genocidio per l'assedio di Sarajevo, durato 43 mesi e costato la vita a 12.000 persone, e per la strage di Srebrenica del 1995, che ha portato al massacro di 8.000 musulmani.
Secondo la nota della presidenza serba, Karadzic è stato "localizzato e arrestato" nelle ultime ore dalle forze di sicurezza serbe. Il comunicato non precisa il luogo del fermo, ma rende noto che Karadzic è attualmente detenuto a Belgrado dagli organi della procura nazionale serba per la lotta ai crimini di guerra. Si tratta di "una buona notizia" per la comunità internazionale, afferma un portavoce della Nato. La cattura di Karadzic rappresenta inoltre sicuramente un passo in più nel processo di avvicinamento di Belgrado all'Ue.
L'ex leader serbo bosniaco era al primo posto fra gli ultimi tre ricercati rimasti nella lista nera del Tribunale internazionale dell'Aja (Tpi) per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia.
Latitante da circa 13 anni, deve rispondere delle accuse di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità per il ruolo svolto nella sanguinosa guerra di Bosnia (1993-95, 200.000 morti in totale), la più feroce fra quelle scatenate dalla dissoluzione della Jugoslavia.
(21 luglio 2008)
da Repubblica.it
ARRESTATO KARADZIC
FINALMENTE...
Dietro questa storia ci sono un uomo, una donna, una famiglia e 8000 fantasmi; le vittime del massacro di Srebrenica. Ricordate? Era il caldo luglio del 1995. C’era la guerra in Bosnia. L’uomo è Hasan Nuhanovic.
Ora ha 40 anni. Allora era un interprete dei caschi blu olandesi. È stato uno dei pochi sopravvissuti a quella che è stata definita “la peggiore atrocità” commessa in Europa dopo la Secondo Guerra Mondiale.
La donna è Liesbeth Zegveld, avvocato di Amsterdam, specializzata nella difesa dei diritti umani. Mehida, Damir e Alma Mustafic sono invece la famiglia di Rizo, meccanico impiegato presso la base militare delle Nazioni Unite della cittadina bosniaca. Lui non ce la fece: venne ucciso dai soldati del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic. Il 16 giugno, la vedova e le figlie di Mustafic sedevano accanto ad Hasan, e dietro al loro avvocato, nella aula del Tribunale dell’Aja. Dove è iniziata una delle più importanti cause riguardanti il massacro. E non è l’unica che parte in questi giorni. Il 18 giugno un’altra corte olandese discuterà della denuncia presentata da un’associazione che si chiama “Le madri di Srebrenica”, una sorta di prima class action del genocidio.
Potrebbero essere due sentenze pilota, in grado di creare un precedente, dare ossigeno a migliaia e migliaia di altri ricorsi. Ma, soprattutto potrebbe essere la prima volta che una corte di giustizia indica chi furono i conniventi, i complici, i corresponsabili di quella strage. Dopo numerosi tentativi, Liesbeth Zegveld è riuscita a portare sul banco degli imputati il governo olandese e le Nazioni Unite. Coloro che avevano il compito di difendere gli abitanti dell’enclave bosniaca. E che, invece, lasciarono il campo libero ai fucili e ai coltelli serbi. I suoi assistiti erano lì. Videro tutto e, dopo averlo fatto in interviste, conferenze, denunce, hanno finalmente potuto raccontarlo anche ai magistrati dei soldati che avrebbero dovuto difenderli e che, invece, li tradirono, aprendo le porte ai loro carnefici.
Hasan Nuhanovic ha descritto il momento in cui i caschi blu olandesi ordinarono a lui e alla sua famiglia di lasciare la base militare in cui erano rifugiati. “Sapevo io, sapevano tutti, che equivaleva a una condanna a morte. Mia madre piangeva, io anche. Solo mio fratello, 22 anni, era troppo orgoglioso per farlo”. Sotto gli occhi dei soldati Onu, i serbi uccisero quasi tutti i maschi della comunità. Vecchi, adulti, giovani, bambini, tanti bambini. Ci sono filmati che immortalano l’entrata in città del generale Mladic. Un paio di strette di mano ai caschi blu; i bosniaci incolonnati e caricati sugli autobus che li avrebbero portati alle fossi comuni; le carezze sui visi terrorizzati dei più piccoli, che, dopo quelle riprese, avrebbero avuto ancora solo qualche minuto di vita in più.
Nel 2002, un’inchiesta indipendente dell’Istituto olandese per la documentazione di guerra indicò le responsabilità del governo dell’Aja per aver mandato in Bosnia truppe male addestrate ed equipaggiate, creando così i presupposti per la loro “resa” incondizionata” di fronte alle truppe serbe. Una missione impossibile, condizionata – in quella sanguinosa estate - anche dalla scarsa volontà delle Nazioni Unite di intervenire a difesa dei bosniaci.
L’autodifesa burocratica del governo olandese. Ieri, per difendersi dalle accuse di Hasan, Mehida, Damir e Alma, il rappresentante dell’esecutivo olandese Bert Jan Houtzagers si è trincerato dietro una giustificazione burocratica: ha detto che i parenti uccisi non erano sulla lista degli impiegati delle Nazioni Unite e quindi non avevano il diritto a una protezione speciale. Rizo Mustafic lavorò per 18 mesi presso la base dell’ Onu, ma nessuno gli fece mai un contratto. Quindi, quando arrivarono i serbi, gli venne detto di lasciare l’accampamento olandese. Il rapporto del 2002, classificò questo come un caso di “cattiva comunicazione”. “Noi vogliamo giustizia. Non potete dirci che nostro padre è morto a causa di un problema di comunicazione “ - ha detto ai giornalisti Alma Mustafic. L’avvocato Zegveld cercherà di dimostrare che venne violato statuto contro i crimini di guerra adottato dall’Aja nel dopoguerra, secondo il quale è un delitto “abbandonare qualcuno al nemico”. Bene – ha scandito la docente universitaria - è proprio quello che fecero i nostri soldati laggiù”. L’uomo, la famiglia (e gli 8000 fantasmi che li accompagnano) hanno già annunciato che non mancheranno alla prossima udienza, fissata per il 10 settembre prossimo.
Da Panorama.it
È stato firmato l'accordo di Associazione e Stabilizzazione (Asa) tra Unione Europea e Bosnia-Erzegovina. Si tratta del primo passo verso l'integrazione del Paese nella Ue.
A Lussemburgo durante una cerimonia ufficiale, il premier bosniaco Nikola Spiric e i rappresentanti della presidenza di turno slovena dell'Ue hanno firmato l'intesa alla presenza del leader dei musulmani di Bosnia, Haris Silajdzic.
L'Unione europea aveva dato lo scorso aprile, il suo consenso alla firma di tale accordo dopo che il parlamento bosniaco aveva approvato le leggi sulla riforma della polizia. L'Alto rappresentante della comunità internazionale per la Bosnia- Erzegovina, lo slovacco Miroslav Lajcak, aveva avvertito i politici locali che solo una riforma della polizia avrebbe potuto spianare la strada alla firma dell'Accordo di Associazione e Stabilizzazione.
Bosnia Erzegovina - Prijedor - 12.6.2008
Gente senza scrupoli vende informazioni su fosse comuni ai familiari delle vittime
Un anno fa, un ragazzo gli ha offerto delle informazioni su una fossa comune nella quale sosteneva fossero sepolti trenta cadaveri di persone uccise a Prijedor, tra cui il fratello di Ramulic. Ma la soffiata aveva un prezzo molto alto.
Altri informatori sembrano avere conoscenza solo di seconda o terza mano delle fosse comuni.
Le autorità della Repubblica Serba di Bosnia riportano le stesse problematiche in tema di fosse comuni.
BELGRADO - Ha negato di essere Stojan Zupljanin, ricercato dal Tribunale penale internazionale (Tpi) del'Aja per crimini di guerra commessi durante la guerra in Bosnia (1992- 1995), il serbo-bosniaco arrestato oggi a Belgrado. Lo ha reso noto stasera l'agenzia Tanjug citando la portavoce del tribunale distrettuale di Belgrado Slavica Ramic.
"La magistratura aveva ordinato tutte le tecniche investigative speciali per stabilire l'identità di Zupljanin, inclusa l'analisi del Dna per poter fugare qualsiasi dubbio" - ha detto Ramic, precisando che per legge rimangono ora 24 ore per compiere nuovi accertamenti.
L'avvocato nominato d'ufficio dal tribunale ha detto che l'arrestato si è presentato alla corte con il nome di Branislav Vukadin.
Stojan Zupljanin, di 57 anni, uno dei quattro fuggiaschi ricercati dal Tpi, è stato arrestato oggi in un appartamento a Pancevo, 13 chilometri dal centro di Belgrado. Gli altri ricercati sono l'ex leader politico dei serbo-bosniaci Radovan Karadzic, l'ex comandante dell'esercito Ratko Mladic e l'ex presidente dell'autoproclamata Repubblica serba di Krajina, Goran Hadzic.
12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria


Questo blog rappresenta una capocciata giornalistica.
Viene aggiornato in modo assolutamente irregolare, sulla base delle notizie pervenute e della misura del giramento di palle che ne consegue.
Talvolta viene aggiornato solo per il gusto, altre volte per puro dispetto. Pertanto ai sensi della Legge 62 del 7-3-2001 sull'Editoria, questo blog è assolutamente privo di senso.


