L'esperto dei paesi dell'Est spiega come la situazione attuale sia il risultato di una cattiva gestione da parte delle organizzazioni internazionali. Ma il problema nasce adesso
Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza, la Serbia non l’ha accettata, l’Ue e l’Onu si sono divise. Riconoscere uno stato etnico si rivelerà davvero una bomba nelle mani dell’Europa?
Si sta già dimostrando tale. Una società democratica come la Serbia ha perso una parte del suo territorio per la decisione di altri stati. Quali saranno le conseguenze? Già si vedono le prime divisioni. L’Italia ha seguito i più forti, ma la Spagna non ha riconosciuto il nuovo stato. A livello internazionale la Cina è contraria, mentre Taiwan si è dichiarata favorevole. E’ un grande pasticcio. Metà dell’Unione Europea ora dovrà trattare con il Kosovo, l’altra metà con la Serbia. Con il passaporto kosovaro dove si potrà andare? In Albania, forse. Ma non in Bosnia. Infine c’è il rischio di una nuova secessione interna. Se i serbi del Kosovo si dichiareranno appartenenti alla Serbia, chi potrà impedirlo? La Nato? Dovrebbe farlo con le armi.
Chi sarà danneggiato dalla nuova situazione?
Sicuramente non la Serbia. A Belgrado conviene disfarsi del Kosovo. Ha un’economia in pessime condizioni, che dipende per i 2/3 dalla Serbia. Ma in questo caso, più della convenienza, contano i meccanismi politico-culturali. Sono in Kosovo i monasteri che rappresentano una parte importante della storia della Serbia. Soltanto De Gaulle riuscì a convincere i francesi che era arrivato il momento di lasciare l’Algeria. Ma in Serbia non c’è nessuno che abbia tanto prestigio politico. D’altra parte la prospettiva di una Grande Albania che riunisca tutti gli albanesi dei Balcani, non è attuabile. Gli stessi albanesi non la vorrebbero. Mentre negli anni ’90 avevano ancora molto da imparare dal Kosovo, ora si sentono più avanzati.
Perchè l’indipendenza è arrivata proprio adesso?
Tutta questa fretta non è motivata. I turchi di Cipro aspettano da quaranta anni. Anche il Kosovo avrebbe potuto attendere ancora. Il problema è che c’è stata una forte carica emotiva, sin da quando l’Uck capì che l’unico modo per ottenere l’indipendenza era fare leva sui genocidi, sulla perdite umane. Non c’è stato nessun genocidio in Serbia. Ci sono stati crimini contro l’umanità, ma i numeri sono stati gonfiati. Non troverete nessun eroe nella storia dei Balcani.
Dunque, la Serbia cederà al ricatto? Il riconoscimento in cambio dell’ingresso nell’Unione Europea?
No, la Serbia non riconoscerà il Kosovo. C’è una parte della popolazione serba che vorrebbe entrare nell’Unione ma soltanto per i visti e i soldi. Per gli altri aspetti no. Non dimentichiamo che l’Europa ha bombardato Belgrado.
Che cosa succederà ora in Kosovo?
E’ difficile da dire. Il Kosovo è uno stato con grandi difficoltà interne. La Nato gli ha garantito la sicurezza, ma non ha fatto niente per combattere la corruzione e la criminalità. C’è il 40% di disoccupazione, la giustizia non riesce a far rispettare i contratti. In questo clima dilagano il commercio di droga, armi e corpi.
Ma il problema è quello che accadrà intorno al Kosovo. In breve la Bosnia sarà persa. I Serbi di Srpska chiederanno il referendum e presto si presenterà anche il problema delle minoranze croate. Il Montenegro e la Macedonia ancora non hanno riconosciuto il nuovo stato. Sarà il caos. Gli unici che riusciranno, come sempre, a trovare un accordo, sono i membri della mafia serba e kosovara. Loro hanno sempre collaborato benissimo, non hanno mai avuto problemi di divisione etnica.
E l’Italia?
L’Italia non conta niente sul piano internazionale e conterà sempre meno. Colpa della politica interna, troppo debole. E se non si decide in fretta sulla costruzione della Tav si rischia di perdere anche l’ultimo corridoio che passa per la Slovenia. Dovrebbe favorire il commercio e la circolazione delle merci in Europa. Ma in questo momento, i problemi per noi sono altri.
di Sonia Arpaia e Roberta Giaconi

12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria


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