
di Luca Ferrari
Alla ricerca della verità. Della giustizia. L’indifferenza ha avvelenato il mondo. La sofferenza va somministrata a seconda dell’interesse. Ci stanno narcotizzando spacciando mine antiuomo per colombe.
Nel film The hunting party (2007) per la regia di Richard Shepard, i protagonisti Richard Gere e Terrence Howard, indossano le vesti rispettivamente di un agguerrito reporter e del suo fedele cameraman, alla ricerca del più famoso ricercato criminale della guerra dei Balcani.
Gere è un giornalista che durante una diretta televisiva nazionale, si rifiuta di coprire la notizia, e parla apertamente del massacro indiscriminato perpetrato dalle forze serbe ai danni dei bosgnacchi (musulmani bosniaci), e per questo licenziato subito dopo.
In quanti lo avrebbero fatto? Dura la vita del reporter sul fronte. E non parliamo di quelli che se ne stanno comodi a filmare fasulle strette di mano che hanno il solo obbiettivo di deviare lo sguardo del pubblico verso una realtà che non esiste.
La guerra in Bosnia c’è stata. E non facciamo certo uno scoop nel dire ha raccolto più silenzio e che attenzione. “Hanno fatto pulizia etnica per la tua sicurezza” dice il cameraman Duck (Howard) al giovane rampollo, figlio del magnate del network, che accompagna i due protagonisti.
Già, la nostra sicurezza. Sembra di sentire i discorsi di tanti galantuomini. Una donna assassinata, tutta sporca di sangue con il ventre “gonfio” di un bambino, su cui si vedono i fori di quattro proiettili. È questo il prezzo? L’immagine non è per nulla diversa dalla realtà visto che le donne furono squarciate con i figli in grembo.
La verità non ha bisogno di spiegazioni, o correzioni. La verità non segue la regola delle cinque “W”: who (chi), what (cosa), when (quando), where (dove) e why (perchè), più eventuale how (come). È possibile non sporcarsi le mani, sguazzando nel putrido?
I reporter vedono cose orribili. È il loro lavoro. Ma c’è una grossa differenza fra quello che loro vedono e quello che poi si sente (o si legge). Il popolo è traghettato. I telespettatori se ne stanno sul seggiolone in attesa che qualche “papavero” decida cosa dar loro da mangiare.
“Una vita in pericolo è una vita reale. Il resto è televisione”, dice il saggio Simon (Gere). Così come vanno le cose, non è giusto. Ecco perché dobbiamo cambiare le regole. E d’ora in poi la storia dovrà essere raccontata da altri. Già, da chi?
da Il Reporter
Roma, 20 apr. (Adnkronos) - ''It's hard to be nice'' di Srdan Vuletic, il film sulla Sarajevo del dopoguerra, ha vinto la 13esima edizione di ''Linea d'Ombra'', festival internazionale di Salerno, nella sezione ''Passaggi d'Europa'' che ha messo a confronto sette opere prime e seconde del giovane cinema europeo. Per la sezione ''CortoEuropa'' vince il tedesco ''Bende Sira'' della regista e pubblicitaria Ismet Ergun. L'opera racconta una storia di bambini che in Turchia per andare al cinema devono fare una colletta. I film sono stati valutati da una giuria popolare di 300 giovani dai 18 ai 35 anni.
Nel film vincitore (co-produzione tra Germania, Slovenia, Bosnia Herzegovina, Serbia e Montenegro), si racconta la storia di un tassista di Sarajevo che combatte la sua battaglia per la sopravvivenza nella citta' attraversata dall'ansia per la facile ricchezza e dal mercato nero. Indebitatosi per acquistare un nuovo taxi, l'uomo sara' costretto a compiere azioni criminali. Vuletic, documentarista affermato, e' gia' stato premiato al festival di Rotterdam.
''Linea d'Ombra'' fa parte del programma cinema del III Festival Culture Giovani che stasera assegnera' i premi 2008 ai registi italiani Andrea Molaioli e Gianni Zanasi e agli attori Filippo Timi, Alba Rohrwacher, Michele Venitucci. Con la proiezione del film ''Il vento fa il suo giro'' alla Chiesa dell'Addolorata e il concerto dei Baustelle e dei Giardini di Miro' al Teatro Cinema Augusteo, si chiudera' la terza edizione del Festival, diretto da Peppe D'Antonio.
Adnkronos

6 aprile 2007: 15 anni fa si stringeva l`assedio intorno a Sarajevo, il centro del mondo in cui la convivenza delle culture era la normalità di tutti i giorni. I film, le fotografie, le letture e i concerti, le tavole rotonde sul giornalismo di guerra, gli aiuti umanitari, la ricostruzione urbanistica: 6 strumenti per riannodare i fili di un discorso interrotto. Racconti che visualizzano la disintegrazione e la ricostruzione di un mondo, visioni che raccontano le vite degli uomini sorprese dalla guerra.
Il 6 aprile del 1992 le truppe serbo bosniache lanciarono il primo massiccio bombardamento su Sarajevo, decretando l’inizio dell’assedio più lungo del Novecento. Per questa ricorrenza l’Associazione culturale Franti Nisi Masa Italia e il Gruppo studentesco “Progetto Balcani” hanno voluto riproporre le tappe principali che hanno segnato quel periodo storico non tanto per commemorare quanto per stimolare l’attenzione, la comprensione e la discussione fra chi ha vissuto quegli anni e chi appartiene a una generazione più giovane, nel tentativo di scoprire che cosa hanno rappresentato le guerre bosniache nel nostro Paese e cosa rimane di un conflitto che si è svolto a pochi passi da noi. Dal 6 al 18 aprile quindi in vari luoghi di Torino si svolgerà la manifestazione Vicini di guerra.
Filo conduttore del progetto la narrazione presente in più forme in tutte le iniziative: dal racconto per immagini, attraverso una rassegna di film e documentari e una mostra fotografica, al racconto su carta, attraverso un incontro sul reportage di guerra, alla narrazione per voce e musica. 6 quindi i percorsi tematici: il cinema, la fotografia, il giornalismo di guerra, gli aiuti umanitari, la ricostruzione, la testimonianza attraverso musica, reading e performance teatrali.
Una raccolta di pellicole da una delle cinematografie più vivaci al mondo, quella ex-Jugoslava, insieme ad alcune opere italiane e internazionali di grande interesse. Lungometraggi e documentari poco noti o mai visti in Italia, per uno sguardo inedito su quelle vicende rese cinematograficamente famose dai film di Kusturica e Tanovic.
Folgoranti scatti in bianco e nero che ritraggono la vita durante e dopo il conflitto in Bosnia. Immagini che portano davanti ai nostri occhi le ferite di una terra e dei suoi abitanti senza scivolare nel pietismo né nella pura esibizione dell’orrore. Fotografie ‘utili’, che evocano un mondo e aiutano a capirlo. Una mostra presentata in molte parti del mondo ma ancora inedita in Italia.
Quattro serate per ascoltare le voci dall’ex-Jugoslavia attraverso la musica, la letteratura e il teatro: una monologo di rara intensità su uno degli episodi più strazianti della guerra, il massacro di Srebrenica; una sorprendente performance di tele-racconto; il concerto degli energetici Dubioza Kolektiv, ‘gli Asian Dub Foundation di Sarajevo’; a conclusione, una serata di reading con accompagnamento musicale dal vivo, per un viaggio inconsueto nella letteratura (ex) jugoslava.
Inviati dei giornali italiani ed ex-Jugoslavi, fotoreporter e film-maker internazionali discuteranno del controverso ruolo dei mezzi di comunicazione nelle guerre balcaniche. In che modo la stampa occidentale ha riportato (o taciuto) gli episodi e le ragioni del conflitto? Quali sono stati i meriti e le responsabilità dei media dei paesi in guerra, schiacciati tra la censura di stato e la diffusione dell’odio etnico?
Una giornata di studi per osservare la Bosnia del dopoguerra attraverso una lente ‘tecnica’ altamente rivelatrice: la ricostruzione urbanistica e architettonica dei centri distrutti dagli scontri. Un percorso incentrato sulla città di Mostar, tra le più duramente colpite nel suo tessuto urbano. Una ‘ricostruzione della Ricostruzione’ attraverso i cortometraggi del regista Luca Rosini e le testimonianze degli architetti e ingegneri che hanno lavorato alla riedificazione del ponte-simbolo della città bosniaca.
In che misura le organizzazioni umanitarie sono riuscite a svolgere il loro ruolo di assistenza alle popolazioni in guerra? È il caso di “aprire un’analisi dell’intervento umanitario in Jugoslavia con la categoria del fallimento”? Coordinati dal giornalista e scrittore Luca Rastello, si confronteranno su questi temi Giulio Marcon, fondatore del Consorzio Italiano di Solidarietà, e Michele Nardelli, coordinatore dell’Associazione Progetto Prjiedor e tra i fondatori dell’Osservatorio sui Balcani.
Un film che narra la storia di due bambini – un bosniaco musulmano e un bosniaco serbo – ha vinto per la sua qualità due importanti premi. I due si erano incontrati nella piccola città bosniaca di Jaice, in Bosnia-Herzegovina in occasione di una Scuola calcio patrocinata dall’UEFA.
Primo Premio
‘La Scuola Calcio – Verso la Pace’ è stato prodotto dalla compagnia danese Spormedia e ha vinto il Premio Città di Basilea al Forum di Basilea e Karlsruhe su film educativi e materiale TV. Il premio viene assegnato al migliore programma scolastico o televisivo riservato ai giovani. Esso prevede un trofeo, un certificato e un premio in danaro di 7.000 franchi svizzeri.
Promuovere la comprensione
Nell’ottobre dello scorso anno il film aveva ricevuto anche un riconoscimento al Premio Internazionale Giapponese per i Programmi Educativi. In questo caso ha vinto il premio UNICEF come “programma che promuove la comprensione della vita e delle circostanze in cui si trovano i bambini in situazioni particolarmente difficili”.
L’appoggio dell’UEFA
L’UEFA ha dato un notevole appoggio al programma per il calcio di base della Danish Cross Cultures Project Association (CCPA). Il programma ha lo scopo di promuovere la tolleranza, l’integrazione e la convivenza pacifica nelle regioni dei Balcani e del Caucaso. E vuole portare momenti di gioia ai ragazzi tramite il gioco del calcio.
(da uefa.com)
E' il documentario "Dopo Srebrenica" il vincitore del secondo premio del Tekfestival 2006. Esso sara' premiato domani 18 gennaio alle 20.30 presso il Piccolo Apollo, Via Conte Verde, 51, a Roma.
Il film richiama il luglio di dieci anni fa, quando l'esercito serbo-bosniaco del generale Ratko Mladic occupo' l'enclave di Srebrenica, cittadina della Bosnia orientale dichiarata dalle Nazioni Unite "area protetta". Nei giorni successivi, oltre 8000 prigionieri bosniaco-musulmani furono uccisi e gettati in fosse comuni. Le donne furono deportate verso Tuzla. Le forze internazionali presenti non intervennero a fermare la strage e le deportazioni.
Il film di Andrea Rossini - girato in Bosnia nel 2005 - sara' proiettato e premiato alla presenza di Arianna Isidori e Cristina Petrucci e della giuria che ha assegnato i premi, composta da: Giovanna Boursier, Agostino Ferrente, Elisabetta Lodoli e Roberto Nanni. Al termine della proiezione si terra' un incontro con il giornalista Giuseppe Zaccaria.
La motivazione della Giuria per l'assegnazione del riconoscimento recita: "Per la scelta coraggiosa e difficile di un tema che si cerca di rimuovere ma che invece ci riguarda da vicino. Perche' racconta la guerra etnica che ha riproposto memorie antiche, ma anche anticipato l'attualita' tragica del conflitto totalizzante nell'idea dell'annientamento del nemico".
di osservatoriosullalegalita.org
Debutto con Orso d’Oro per la giovane bosniaca Jasmila Zbanic (foto), che con “Grbavica” ha vinto la 56° edizione del Festival del cinema di Berlino. La giuria, presieduta da Charlotte Rampling, ha attribuito a sorpresa il primo premio al film che prende il titolo da uno dei quartieri di Sarajevo dove la guerra degli anni ’90 con il lungo assedio fu più cruenta. Il film è stato possibile grazie ad una coproduzione fra Bosnia (Deblokada), Austria, Croazia e Germania.
La regista trentunenne, già conosciuta e apprezzata per una serie di bei cortometraggi e documentari, racconta con tocco personale il dramma all’interno di una famiglia solo al femminile: madre Esma e figlia dodicenne Sara, frutto di uno stupro etnico durante la detenzione in un campo di concentramento.
La prima lavora fino a tarda notte in un pub, frequenta un’associazione di donne che hanno subito stupri e non sa come rivelare la verità alla figlia. L’adolescente si ribella come tante coetanee e vuole scoprire il mondo, inclusa l’identità del padre, che crede essere uno shaheed, un combattente che ha difeso la città dall’assedio serbo e scomparso in guerra.
Un film toccante, molto umano, che non rinuncia allo humor balcanico senza ridurre tutto a stereotipo. Solo le figure maschili, del resto molto secondarie, sono un po’ clichè: violente e inclini al denaro facile e agli affari illegali. Solo Samir, il ragazzino amico di Sara, ha qualcosa di diverso dagli altri. È orfano di padre, ucciso dai cetnici nei dintorni di Zuc, e vive un po’ sospeso dal mondo.
Alle riprese del film (un po’ come aveva fatto Marco Bechis con i desaparecidos argentini in “Garage Olimpo”) hanno partecipato anche alcune donne violentate durante il conflitto e che, nel silenzio e nella dimenticanza generale, cercano di superare il trauma.
Come segno di riconciliazione e speranza la madre è interpretata da una delle più grandi attrici serbe, Mirjana Karanovic (foto), protagonista di molti film di Kusturica e Paskaljevic, che, dopo la disgregazione dell’ex Jugoslavia, ha lavorato in quasi tutte le nuove Repubbliche sia al cinema sia in teatro. La figlia è interpretata dalla giovane Luna Mijovic che allo scoppio della guerra nel ’92 aveva poche settimane. Nel cast anche Dejan Acimovic e Leon Lucev. Il finale è in crescendo, molto intenso e forte. Jasmila Zbanic sa cogliere la verità delle sue attrici e sa trasmettere emozioni che vanno dirette al cuore dello spettatore.
Per la Bosnia la conferma di un periodo di grande creatività a dispetto delle difficili condizioni economiche: l’onda innescata dall’Oscar a “No Man’s Land” di Danis Tanovic pare non fermarsi. Zbanic è la prima regista a completare un lungometraggio, ma anche Aida Begic (già vincitrice a Cannes fra i cortometraggi) è pronta a seguirne le orme.
“Grbavica” era l’unico film balcanico nella selezione ufficiale e anche al sempre più importante mercato del cinema, l’European Film Market, il sud est europeo era poco rappresentato: vi erano solo Slovenia e Ungheria, riunite con Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca nello stand “Europa Centrale”. Nel “Panorama” è invece passato il rumeno “Legaturi bolnavicioase – L’amore malato” di Tudor Giurgiu, già aiuto regia di Radu Mihaileanu e Lucian Pintilie all’esordio nel lungometraggio.
(da Osservatorio sui Balcani)
By Erik Kirschbaum
BERLIN, Feb 12 (Reuters) - A moving drama about Bosnia's post-war trauma and the lingering impact of the systematic rape of Bosnian women by Serb soldiers won cheers at its world premiere at the Berlin Film Festival on Sunday.
"Grbavica" spotlights a hushed-up topic of mass rapes in Bosnia during the siege of Sarajevo with a tear-jerking story of a Muslim woman who tries to hide the grisly truth of the past to protect her daughter.
The film, seen by critics as one of the Berlinale's best so far, is told against the backdrop of Sarajevo's struggle to come to terms with the legacy of the 1992-95 war and deftly touches on the myriad problems now haunting the multi-cultural city.
"We wanted to give a voice to these people and reflect on something that actually exists in Bosnia," said director Jasmila Žbanić (photo), a native of Sarajevo, which has turned into a cinematic hotbed since Danis Tanović's Academy Award in 2002.
"Rape was a war strategy to humiliate these women," added Zbanić, 30, at a news conference in Berlin. "They were kept in concentration camps until abortions were no longer possible.
"There are very many such children. No one has kept track of exactly how many. Many are orphans or were given away for adoption. The official number of women raped is 20,000 but the real number is probably much higher, maybe 50,000."
Named after a suburb of Sarajevo, the film's title "Grbavica" also has a second meaning: "woman with a hump", which symbolically refers to the raped women. Zbanic spent months listening to women who were raped as well as their therapists.
"War heroes and families of soldiers killed are supported by the state in Bosnia," Zbanic said. "Raped women are not. I would hope this film might change the situation. People who have seen it were crying. I hope they will feel better after seeing it."
ABANDONED CHILDREN
A Bosnia Muslim woman named Esma, played by Serbian actress Mirjana Karanović, is struggling to make ends meet as a waitress and always told her daughter her father was killed in the war.
Her daughter wants to go on a costly class trip and can get a discount if she has proof of what her mother has told her -- but that is something Esma is reluctant to provide.
Tensions between the two grow in their small flat in Grbavica amid the social and economic turmoil surrounding them.
"This is a film that affects us all, not only in Bosnia but also in Serbia where I am from," said Karanović. "It's meant mainly for the people there but I hope the way we try to come to terms with these terrible truths can interest people far away."
The warm applause after the packed screening was followed by a thunderous round of cheers at the news conference. Many local critics called it an early front runner for the festival's Golden or Silver Bear awards.
"I met many children whose mothers were raped or who don't have mothers because they were abandoned by their mothers," said Luna Mijović, who plays Esma's daughter. "I felt their pain. They feel no one cares about them. They really need love."
(Additional reporting by Daria Sito-Sucic in Sarajevo).
(Sarajevo, Bosnia-Herzegovina) A film about gay lovers trying to escape the horrors of 1992-95 Bosnian civil war received a standing ovation on the weekend when it was given a preview screening at the Sarajevo Film Festival.
It was a reaction that surprised even its maker, Ahmed Imamovic (photo).
While Imamovic was making "Go West" there were numerous threats on his life from irate Bosnians opposed to any mention of homosexuality in the extremely macho country. Religious leaders condemned the film. And, there were protests wherever the crew was shooting.
Bosnian Muslim writer denounced the film last year on television.
"You are identifying the Bosnian tragedy and 250,000 dead with the story about two gays," Fatmir Alispahic said.
But, on the weekend, 2,500 people filled the film festival's open-air cinema. When it was over the audience stood, cheering and applauding.
"Go West" tells the story of a gay male couple - one Muslim, one Serb - and their attempts to get out of Bosnia at the start of the war in 1992.
Kenan, the Muslim and Milan, the Serb, flee Sarajevo, hoping to find safety in Milan's native village. To survive they change their identities. Milan takes on the guise of a fighter in the Serb army. Kenan disguises himself as a woman and pretends to be Milan's girlfriend.
In a way, despite the public outcry leading up to the screening, "Go West" is not only an insight into the the devastating war but of the film festival itself.
It started during the war when the city was besieged by Bosnian Serb forces positioned on the mountains surrounding Sarajevo. With people cut off and under attack, the festival was created to remind the world that Sarajevans were starved for culture as well as food.
At the first festival, about 15,000 movie-goers dodged sniper fire to attended screenings in a downtown basement.
Eleven years later, explosions from artillery are replaced by fireworks and a 2,500-seat open-air cinema with celebrities strolling the red carpet.
Although it received its first screening at Sarajevo, "Go West" was not in the main competition lineup. It gets its international premiere in Montreal later this month.
by Malcolm Thornberry 365Gay.com European Bureau Chief
©365Gay.com 2005
SARAJEVO, August 21 (FENA) – The 11th Sarajevo Film Festival was opened on Friday evening by presenting the members of the Competition Programme jury and projection of film “Well tempered corpses” at the National Theatre.
The total of 170 films in 13 programmes will be featured during the Festival.
Eleven films in the Competition Programme are competing for the award the Heart of Sarajevo. The best film be chosen by the jury comprising Miki Manojlovic, actor - Serbia and Montenegro, as president of the jury, and members Geoffrey Gilmore, Director of Sundance Film Festival - USA, Jessica Hausner, screenwriter, director and producer - Austria, Vesela Kazakova, actress - Bulgaria, Isaac Julien, artist – UK.
President of the jury Miki Manojlovic said that it is difficult to judge others, especially if one knows how films are created.
He said that SFF is one of the most significant festivals in Europe and expressed hope that he and his colleagues in the jury would make the right decision in selecting the best film.
12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria
