Roma, 20 apr. (Adnkronos) - ''It's hard to be nice'' di Srdan Vuletic, il film sulla Sarajevo del dopoguerra, ha vinto la 13esima edizione di ''Linea d'Ombra'', festival internazionale di Salerno, nella sezione ''Passaggi d'Europa'' che ha messo a confronto sette opere prime e seconde del giovane cinema europeo. Per la sezione ''CortoEuropa'' vince il tedesco ''Bende Sira'' della regista e pubblicitaria Ismet Ergun. L'opera racconta una storia di bambini che in Turchia per andare al cinema devono fare una colletta. I film sono stati valutati da una giuria popolare di 300 giovani dai 18 ai 35 anni.
Nel film vincitore (co-produzione tra Germania, Slovenia, Bosnia Herzegovina, Serbia e Montenegro), si racconta la storia di un tassista di Sarajevo che combatte la sua battaglia per la sopravvivenza nella citta' attraversata dall'ansia per la facile ricchezza e dal mercato nero. Indebitatosi per acquistare un nuovo taxi, l'uomo sara' costretto a compiere azioni criminali. Vuletic, documentarista affermato, e' gia' stato premiato al festival di Rotterdam.
''Linea d'Ombra'' fa parte del programma cinema del III Festival Culture Giovani che stasera assegnera' i premi 2008 ai registi italiani Andrea Molaioli e Gianni Zanasi e agli attori Filippo Timi, Alba Rohrwacher, Michele Venitucci. Con la proiezione del film ''Il vento fa il suo giro'' alla Chiesa dell'Addolorata e il concerto dei Baustelle e dei Giardini di Miro' al Teatro Cinema Augusteo, si chiudera' la terza edizione del Festival, diretto da Peppe D'Antonio.
Adnkronos
Il nuovo progetto libro+cd+dvd dell'ex CCCP Massimo Zamboni
Massimo Zamboni (Fondatore dei CCCP e dei successivi CSI Consorzio Suonatori Indipendenti) parte da Mostar (Bosnia Herzegovina) per un viaggio verso tutti gli Est del mondo.
"Inermi sono le popolazioni, le città sofferenti, la violenza delle armi, della paura, della guerra. La voglia di vivere le fa risorgere, sempre, Perché a volte l'inerme "è" l'imbattibile".
Con queste parole Massimo Zamboni sintetizza lo splendido ed importante "l'inerme è l'imbattibile", che esce per il manifesto cd. Il progetto è ambizioso e composto da tre supporti: CD+DVD+libro.Per quanto riguarda la musica, essa riparte idealmente sullo sfumare delle note del precedente album di Zamboni "Sorella Sconfitta" e vede collaborazioni da tutto il mondo, fra le quali: Nada, Nabil Salameh e Marina Parente.
Il DVD può essere inteso come un film su Mostar, teatro negli anni '90 di una vera e propria guerra ideologica e politica e di sanguinosi scontri. L'autore non riesce a considerarlo un reportage, né un racconto di viaggio, piuttosto lo sviluppo per immagini di un pensiero, realizzato assieme e grazie a ottimi collaboratori, fra i quali il regista di documentari Stefano Savona.
Un'opera importante e completa.
da MTV.it
Il genocidio in un libro e due mostre. Mujcic racconta il suo viaggio fino all'Italia. E poi immagini sconvolgenti. A Palazzo Doria Spinola
di Francesco Pedemonte
GENOVA, 15 MARZO 2008

Prima della deflagrazione della vecchia federazione jugoslava, Srebrenica era una cittadina della Bosnia orientale, situata vicino al confine della Serbia e nota soprattutto per le miniere d’oro, di argento e bauxite. Nel corso della guerra (1992/95) era un enclave musulmana situata in territorio serbo-bosniaco, un'area di sicurezza soggetta al controllo dell’ UNPROFOR, la forza di protezione delle Nazioni Unite. L'11 luglio 1995 venne occupata dalle truppe serbo-bosniache che, guidate dal generale Ratko Mladic, deportarono la popolazione civile compiendo il massacro in cui morirono oltre 7500 persone, in gran parte uomini e ragazzi.
A quasi 13 anni di distanza, pochi, quasi nessuno, tra i massimi responsabili del massacro ha pagato o scontato in parte la condanna per genocidio e crimini contro l’umanità comminata dal Tribunale dell’Aja. Non resta che ricordare, a maggior ragione dopo i recenti avvenimenti, per evitare che quello che è stato possa ripetersi.
Presso la Sala del Consiglio provinciale, occasione di riflessione e dibattito sul massacro di Srebrenica, promossa dalla S.p.a Politiche di donne, è stata la presentazione del libro Al di là del caos di Elvira Mujcic: un racconto-terapia del viaggio che ha portato l’autrice da Srebrenica all’Italia attraverso la Croazia. Contemporaneamente è stata inaugurata la mostra Identify, una raccolta di 12 pannelli realizzata da Arci-Genova.
CSK-3 non è una sigla priva di significato, ma il codice assegnato ad una scarpa dallo staff del Progetto di identificazione Podrinje che lavora al riconoscimento delle vittime del massacro.
Immagini di scarpe, giubbotti, t-shirt, orologi, felpe, jeans: capi di abbigliamento appartenuti alle vittime del genocidio. Attraverso i nomi di griffe celebri si attiva il processo di identificazione rispetto alla tragedia, tramite sigle come Adidas, Puma, Diesel, Seiko, Lacoste, Rifle e Carrera si ricorda al mondo consumista l’assurdità del genocidio e l’insignificanza dei segni che aiutano a sentire la vicinanza con gli altri. Un segmento di mondo non immune da responsabilità, soprattutto nelle dinamiche politiche e diplomatiche che condussero al massacro, un genocidio che, al pari di altri, è caduto nell’indifferenza.
Completa la mostra, Nema Problema, raccolta di fotografie scattate da Laura Rossi.
Tuzla, Srebrenica, Potocari e Sarajevo: istantanee che non trasmettono un segnale di denuncia, ma ricordano che nei luoghi del massacro, oggi, bambini giocano ancora a pallone. Scatti senza alcuna connotazione etnica, a segnalare come la Bosnia non sia stata solo terra di sangue, ma anche di ricostruzione. Se i pannelli propongono un’identificazione post mortem delle vittime di Srebrenica, l’appendice fotografica pone l’accento su chi è vivo, su quelle persone che nonostante gli orrori della guerra riescono ancora a pronunciare le parole Nema Problema: nessun problema.
I pannelli di Identify e gli scatti fotografici saranno a disposizione del pubblico da lunedì 17 a giovedì 20 marzo, presso il Loggiato Inferiore di Palazzo Doria Spinola (largo Eros Lanfranco 1).
Durante il mio viaggio ho scattato oltre 400 fotografie (la mostra è composta da 49 fotografie), immortalando le macerie, la manifestazione di Tuzla, i cimiteri, il tunnel di Sarajevo scavato dalla città assediata dai serbi nel 1993.
Ma ho fotografato anche l'altro aspetto della Bosnia: la vita che continua, la voglia delle persone di vivere una vita pacifica e normale.
Ho fotografato i fedeli nelle moschee di Sarajevo, i bambini di Zavidovici durante un laboratorio di teatro in un campo estivo tenuto da animatori bosniaci e italiani, le persone nei bar, nelle strade mentre aspettano l'autobus, mentre giocano a scacchi, mentre conducono una vita normale, anche se talvolta la loro vita si svolge in una scenografia dove i colpi delle granate sono visibili.
dove: Brescia (BS)
presso: Nuovo Cinema Eden, Via Nino Bixio 9
biglietti: ingresso libero
da Fotoantologia.it
L'AQUILA -
AREZZO - Il Centro Culturale ArtCamera, anche questo inizio anno 2008 propone una mostra documentaristica legata ad un tema sociale di entità internazionale: la GUERRA, il più grande male sociale di tutti i tempi. Tra le tante guerre avvenute in questi ultimi tempi, lo sguardo focalizza in particolare, nelle immagini scattate dalle autrici, il conflitto avvenuto nella vicina terra di Bosnia-Erzegovina, una triste realtà vissuta che a soli pochi anni dall'avvenuto sterminio di oltre 10.000 persone, è stata da molti dimenticata, come se tutto fosse passato senza alcuna conseguenza. In realtà a sono ancora vive le ferite e le sofferenze di coloro che sono rimasti in vita.
Per essere idealmente vicini a quegli innocenti bambini, donne, anziani e uomini civili trucidati in massa, in un ignobile evento considerato tra i molti il più simile e orrendo avvenuto dopo la seconda Guerra Mondiale. Ancora oggi, molti di quei corpi riesumati dalle innumerevoli fosse comuni, non sono stati tutti individuati e sepolti. Per rendere loro un atto di amore, fin tanto che trovino in eterno il loro riposo in PACE.
Mostra permanente dal 19 Gennaio - 16 Febbraio 2008

Arezzo web.it
Roma, 22 dic. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - E' il 2001. La guerra che ha sconvolto Sarajevo e' finita da qualche anno. Joe Sacco decide di tornarvi. Per molti anni e' stato lontano dalla citta' pur di sfuggire alle atrocita' e ai massacri. Quando rientra a Sarajevo, pero', trova un'atmosfera sospesa, angosciata e carica di tensione. La popolazione e' allarmata. Sembra incapace di liberarsi dall'incubo della guerra. E' oramai incapace, soprattutto, di liberarsi dalla paura e dall'angoscia. E' questa l'atmosfera che Joe Sacco ha ritrovato a Sarajevo che racconta nel libro a fumetti ''Neven. Una storia da Sarajevo'', pubblicato dalla casa editrice Mondadori nella collana 'Strade blu'.
Joe non intende rassegnarsi davanti alla solitudine, alle tragedie e alle vilta' che hanno colpito i suoi concittadini. Il suo obiettivo principale e' quello di ritrovare Neven, un suo vecchio amico di cui da molto tempo ha perso le tracce. Neven e' figlio di una musulmana e di un serbo. Durante la guerra, pur di sopravvivere, ha svolto incarichi e lavori diversi. E' stato, di volta in volta, un eroe di guerra, un pappone, un narratore, una guida turistica e uno scroccone. L'autore del volume lo ha incontrato per la prima volta nel lontano 1995 quando era arrivato in Bosnia Erzegovina poco prima che la guerra finisse. Neven e' intenzionato a riconquistare tutti i soldi perduti.
E' disposto a tutto pur di ricominciare i suoi traffici loschi e illegali. Non esita a farsi accompagnare da Sacco in una rete di storie che hanno per protagonisti soldati regolari e irregolari, cecchini, bande di criminali legalizzate. Mano a mano, dunque, Joe sara' inghiottito da una serie di vicende in cui la corruzione e il malaffare rappresentano soltanto la fase iniziale dell'ascesa dei signori della guerra. Un'ascesa che ha segnato la salvezza della Bosnia ma anche la deriva autoritaria che ha attraversato tutta la Bosnia.
Srebrenica è una cittadina della Bosnia Erzegovina, teatro del massacro di 9.000 civili nel 1995. Nel 1995 c'eravamo tutti, da questa parte del mare. Ma quanti si ricordano di quei giorni di assedio? Quanto sappiamo di quei giorni di violenza e atrocità come solo le guerre, e le guerre civili in particolare, possono scatenare?
Sono queste le domande che si sono poste le socie del circolo culturale La Curandera di Gragnano. Per rispondere a questa domanda, hanno invitato l'attrice marchigiana Roberta Biagiarelli, che al massacro bosniaco e alla guerra «al di là del nostro mare Adriatico» ha dedicato un monologo teatrale di grande successo e impatto (A come Srebrenica, con decine di repliche in tutta Italia, comprese le piazze di Fiorenzuola e Piacenza) e anche un film, presentato ai migliori festival europei del cinema.
Proprio il film documentario Souvenir Srebrenica verrà presentato la sera di sabato 22 dicembre alle ore 21 al circolo di Gragnano, alla presenza della Biagiarelli, che ne è coautrice, coproduttrice e interprete.
L'associazione bosniaca di Piacenza creerà un dolce ponte su questo mare offrendo un rinfresco con prodotti tradizionali.
Saranno presenti rappresentanti di Bosnia oltre i confini, e di Fiorenzuola oltre i confini.
Il circolo La Curandera si è battezzato con un nome curioso, che nel mondo latinoamericano significa "curatrice". E' colei che cura con le parole, con i rimedi antichi e che si prende cura delle persone. L'intento delle "curandere" è quello di "prendersi cura" di chi è ospite del circolo culturale, con le parole (presentando libri, organizzando incontri con gli scrittori), con i giochi, con la possibilità di rilassarsi in acqua. Un luogo dove incrociare sguardi, sensazioni, idee, riflessioni, note musicali e parole importanti, immagini e testimonianze.

6 aprile 2007: 15 anni fa si stringeva l`assedio intorno a Sarajevo, il centro del mondo in cui la convivenza delle culture era la normalità di tutti i giorni. I film, le fotografie, le letture e i concerti, le tavole rotonde sul giornalismo di guerra, gli aiuti umanitari, la ricostruzione urbanistica: 6 strumenti per riannodare i fili di un discorso interrotto. Racconti che visualizzano la disintegrazione e la ricostruzione di un mondo, visioni che raccontano le vite degli uomini sorprese dalla guerra.
Il 6 aprile del 1992 le truppe serbo bosniache lanciarono il primo massiccio bombardamento su Sarajevo, decretando l’inizio dell’assedio più lungo del Novecento. Per questa ricorrenza l’Associazione culturale Franti Nisi Masa Italia e il Gruppo studentesco “Progetto Balcani” hanno voluto riproporre le tappe principali che hanno segnato quel periodo storico non tanto per commemorare quanto per stimolare l’attenzione, la comprensione e la discussione fra chi ha vissuto quegli anni e chi appartiene a una generazione più giovane, nel tentativo di scoprire che cosa hanno rappresentato le guerre bosniache nel nostro Paese e cosa rimane di un conflitto che si è svolto a pochi passi da noi. Dal 6 al 18 aprile quindi in vari luoghi di Torino si svolgerà la manifestazione Vicini di guerra.
Filo conduttore del progetto la narrazione presente in più forme in tutte le iniziative: dal racconto per immagini, attraverso una rassegna di film e documentari e una mostra fotografica, al racconto su carta, attraverso un incontro sul reportage di guerra, alla narrazione per voce e musica. 6 quindi i percorsi tematici: il cinema, la fotografia, il giornalismo di guerra, gli aiuti umanitari, la ricostruzione, la testimonianza attraverso musica, reading e performance teatrali.
Una raccolta di pellicole da una delle cinematografie più vivaci al mondo, quella ex-Jugoslava, insieme ad alcune opere italiane e internazionali di grande interesse. Lungometraggi e documentari poco noti o mai visti in Italia, per uno sguardo inedito su quelle vicende rese cinematograficamente famose dai film di Kusturica e Tanovic.
Folgoranti scatti in bianco e nero che ritraggono la vita durante e dopo il conflitto in Bosnia. Immagini che portano davanti ai nostri occhi le ferite di una terra e dei suoi abitanti senza scivolare nel pietismo né nella pura esibizione dell’orrore. Fotografie ‘utili’, che evocano un mondo e aiutano a capirlo. Una mostra presentata in molte parti del mondo ma ancora inedita in Italia.
Quattro serate per ascoltare le voci dall’ex-Jugoslavia attraverso la musica, la letteratura e il teatro: una monologo di rara intensità su uno degli episodi più strazianti della guerra, il massacro di Srebrenica; una sorprendente performance di tele-racconto; il concerto degli energetici Dubioza Kolektiv, ‘gli Asian Dub Foundation di Sarajevo’; a conclusione, una serata di reading con accompagnamento musicale dal vivo, per un viaggio inconsueto nella letteratura (ex) jugoslava.
Inviati dei giornali italiani ed ex-Jugoslavi, fotoreporter e film-maker internazionali discuteranno del controverso ruolo dei mezzi di comunicazione nelle guerre balcaniche. In che modo la stampa occidentale ha riportato (o taciuto) gli episodi e le ragioni del conflitto? Quali sono stati i meriti e le responsabilità dei media dei paesi in guerra, schiacciati tra la censura di stato e la diffusione dell’odio etnico?
Una giornata di studi per osservare la Bosnia del dopoguerra attraverso una lente ‘tecnica’ altamente rivelatrice: la ricostruzione urbanistica e architettonica dei centri distrutti dagli scontri. Un percorso incentrato sulla città di Mostar, tra le più duramente colpite nel suo tessuto urbano. Una ‘ricostruzione della Ricostruzione’ attraverso i cortometraggi del regista Luca Rosini e le testimonianze degli architetti e ingegneri che hanno lavorato alla riedificazione del ponte-simbolo della città bosniaca.
In che misura le organizzazioni umanitarie sono riuscite a svolgere il loro ruolo di assistenza alle popolazioni in guerra? È il caso di “aprire un’analisi dell’intervento umanitario in Jugoslavia con la categoria del fallimento”? Coordinati dal giornalista e scrittore Luca Rastello, si confronteranno su questi temi Giulio Marcon, fondatore del Consorzio Italiano di Solidarietà, e Michele Nardelli, coordinatore dell’Associazione Progetto Prjiedor e tra i fondatori dell’Osservatorio sui Balcani.
Quando i rumori della guerra si spengono, che cosa rimane? Cosa rimane dopo Srebrenica? Il libro sarà presentato in Abruzzo il 2 ed il 3 marzo
Il libro sarà presentato in Abruzzo
- venerdì 2 marzo, CHIETI, presso il Mate Info Shop, via Spaventa 24 - ore 17,30;
- sabato 3 marzo, PESCARA, presso la Ecoteca di via Caboto 19 - ore 22,00;
All’indomani della clamorosa sentenza della Corte di giustizia dell’Aja che solleva la Serbia da ogni responsabilità nel genocidio di Srebrenica, Infinito edizioni presenta questo incredibile diario di viaggio e di vita scritto da una ragazza nata e cresciuta nella ex enclave dove l’11 luglio 1995 si è consumato il genocidio dei cittadini d’origine musulmana.
Con questo libro Elvira Mujcic “ha voluto far conoscere ed esprimere le conseguenze dell’immane eccidio di Srebrenica rivivendolo in se stessa, nei propri sogni e incubi, nei suoi amori giovanili e nelle sue disillusioni. Questo libro è una rara testimonianza proprio perché, a differenza di molti altri testi analoghi, ha trovato un’adeguata espressione letteraria” (dalla prefazione di Predrag Matvejevic).
Il libro di Elvira Mujcic è semplicemente unico, emozionante, duro. In ogni parola è presente una forza d’urto e un impeto rari. In ogni capitolo sono possenti la sua sofferenza, la lacerazione, la certezza della sua piccola vita offuscata dal dramma globale della guerra, la sua giovinezza condizionata, ma anche il suo entusiasmo, l’esuberanza di chi vuole recuperare il tempo perduto.
Al di là del caos è un libro raro perché intelligente e mai banale, è un’auto-terapia per andare al di là di qual caos infernale che procura quei danni “collaterali” di cui mai nessuno parla, di cui mai nessuno si preoccupa.
È, in più, un continuo rimbalzare da qui a lì, dall’Italia alla Bosnia, un irrefrenabile cercare un posto per esistere. Ma è anche un atto d’accusa rabbioso nei confronti di un mondo che si dimostra sempre opportunista e non punisce chi si è macchiato di colpe spaventose, come nel caso dei responsabili del genocidio di Srebrenica.
Accompagnano il libro canzoni e odori che sembrano la colonna sonora di una vita.
Parte dei diritti d’autore di questo libro è destinata alla CASA PAPPAGALLO di Tuzla, una casa-famiglia per ragazzi che devono lasciare l’orfanotrofio, gestita dall’associazione Tuzlanska Amica; altri proventi sono destinati al progetto dell’associazione Pl@netnoprofit ABCSOLETERRE A SCUOLA, per garantire il diritto all’istruzione e a percorsi ludico-formativi ai bambini di Chaouia-Ouardigha, in Marocco.
Con il patrocinio delle Province di Cremona, Lodi e Parma e dei Comuni di Cevo e Pescara.
L’autrice:
Elvira Mujcic è nata nel 1980 in una località serba. Si è trasferita poco dopo a Srebrenica, in Bosnia, dove è vissuta fino all’inizio della guerra, nel 1992. Da Srebrenica si è spostata con sua madre e i fratelli in un villaggio della Bosnia centrale, nella speranza che lì la guerra non arrivasse. Da lì il destino l’ha portata poco dopo in Croazia, dove è vissuta per un anno in un campo profughi. Poi l’arrivo in Italia, dove vive tuttora. Nel 2004 si è laureata in lingue e letterature straniere e si è stabilita a Roma. Per contattarla: aliciri@hotmail.it
Il libro:
Collana: Orienti
Titolo: Al di là del caos
Autore: Elvira Mujcic
Prefazione: Predrag Matvejevic
Introduzione: Luca Leone
Caratteristiche: formato cm 15x21, brossura filo refe, copertina plastificata a colori
Pagine: 112
Prezzo: euro 12.00
Isbn: 88-89602-11-2
In libreria da: febbraio 2007.
(da Europa online)
12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria
