SARAJEVO (Reuters) - Il regista bosniaco Danis Tanovic, il cui film "No Man's Land" ha vinto nel 2001 l'Oscar per il miglior film straniero, ha presentato ieri il nuovo partito politico che ha fondato con l'intenzione di superare le divisioni etniche del paese.
Tanovic, 38 anni, ha espresso la speranza che la formazione, "Nostro partito", riuscirà a sedurre gli elettori disillusi che non hanno votato alle ultime elezioni.
"E' un tentativo di smuovere le cose... e noi possiamo offrire una nuova scelta ai bosniaci che si lamentano da anni che non ci sia nessuno per cui votare", ha detto Tanovic durante la prima convenzione del partito.
Secondo alcuni commentatori politici, la figura di Tanovic potrebbe contribuire a un successo elettorale alle amministrative di ottobre, primo test per il nuovo partito.
La Bosnia è divisa in due regioni autonome, la Federazione croato-musulmana e la Repubblica Serba. Dalla fine della guerra del 1992-95, il paese è governato da partiti nazionalisti serbi, musulmani e croati che con le loro contese hanno bloccato le riforme.
L'opposizione è divisa e debole e l'astensionismo è in crescita.
Tanovic, che è musulmano, sarà il co-presidente del nuovo partito insieme a un croato-bosniaco e a un serbo-bosniaco.
© Reuters 2008.
BELGRADO - Come era accaduto quattro anni fa, il filo-occidentale Boris Tadic è stato ancora una volta 'l'uomo del secondo turnò: nel ballottaggio di oggi in Serbia ha nuovamente superato l'ultranazionalista Tomislav Nikolic, ottenendo la riconferma alla presidenza della repubblica e facendo tirare un sospiro di sollievo in molte cancellerie occidentali.
Nonostante qualche difetto di carisma e la sua contrarietà all'indipendenza del Kosovo, è lui l'ultimo baluardo della fedeltà al cammino d'integrazione europea intrapreso negli ultimi otto anni dalla Serbia del dopo-Milosevic. Cinquant'anni appena compiuti, prestante, giovanile, rassicurante, nasce a Sarajevo, in Bosnia, in una famiglia d'intellettuali serbi. Suo padre Ljubomir, storico e accademico di fama, non ha mai nascosto una certa inclinazione nazionalista.
Mentre i geni del liberalismo gli vengono semmai dalla madre, luminare della psicologia jugoslava. Laureato anch'egli in psicologia, a Belgrado, aderisce all'opposizione democratica a Slobodan Milosevic fin dall'inizio degli anni '90. La svolta del 2000, con la caduta del vecchio regime, lo vede emergere come esponente dell'ala moderata del Partito democratico (Ds) di Zoran Djindjic, premier riformatore della nuova era. Sono gli anni in cui ricopre gli incarichi di ministro delle telecomunicazioni e quindi della difesa, per assumere poi la guida del Ds dopo l'assassinio di Djindjic (2003).
Accusato dai detrattori d'aver frenato la linea riformista del premier ucciso, riesce ugualmente a consolidarsi come nuovo capofila dello schieramento europeista serbo e a farsi eleggere presidente della Repubblica nel giugno 2004, con il 53,24% dei voti, al ballottaggio con Nikolic. E' alfiere di una Serbia "forte e stabile" e, come il rivale Nikolic, fermamente contrario al riconoscimento dell'indipendenza della provincia secessionista a maggioranza albanese del Kosovo. Ma con l'impegno a restare nell'alveo della diplomazia, senza alzare i toni dello scontro e senza mettere in discussione - a dispetto dei dissidi con l'Occidente su questo spinoso dossier - l'obiettivo strategico dell'adesione a Ue e Nato.
ANSA
Una Serbia più isolata con l’incognita del Kosovo. Potrebbe essere questo il futuro dello stato balcanico dopo il primo turno per le elezioni presidenziali: il nazionalista del Partito radicale Tomislav Nikolic ha raggiunto il 39%, superando di quattro punti il suo avversario Boris Tadic, riformista del Partito democratico e attuale presidente della Serbia. Altissima l’affluenza: è andato a votare il 60% degli aventi diritto. Una consultazione che rappresenta un braccio di ferro fra due idee alternative del futuro, e influenzerà i rapporti con la Russia, l’avvicinamento all’Unione europea e le tensioni latenti con l’Albania.
Al ballottaggio del prossimo 3 febbraio il favorito è il leader ultraconservatore Nikolic: ha chiuso la sua campagna elettorale a Kosovksa Mitrovica, in Kosovo, una regione che si è impegnato a conservare sotto la sovranità serba a qualsiasi costo, senza spingersi però fino alla guerra. Tra due giorni il premier kosovaro Hashim Taçhi, ex capo del movimento di liberazione Uck, sarà a Bruxelles proprio per discutere il percorso di indipendenza da Belgrado. Con Nikolic al potere il peso dell’influenza russa sarebbe destinata a durare, rallentando il dialogo con l’Unione europea: al consiglio di sicurezza dell’Onu i rappresentanti della Russia si sono opposti esplicitamente all’avvicinamento della Serbia nell’Ue. E da pochi giorni il capo del governo serbo Vojislav Kostunica ha stretto un’intesa per cedere la quota di maggioranza dell’azienda monopolista di petrolio e gas, la Nis, alla multinazionale Gazprom in cambio della garanzia di rifornimenti energetici. Trattative parallele a quelle che hanno portato a chiudere l’accordo per il passaggio del nuovo gasdotto South Stream, progettato dall’Eni e dalla Gazprom: circa novecento chilometri di condutture che dal mar Nero arriveranno sul Mediterraneo passando dalla Bulgaria e dalla Serbia.
Resta una questione aperta il percorso di Belgrado verso l’Unione europea: l’elezione del riformista Tadic potrebbe accelerare l’integrazione con l’occidente e la riduzione dell’isolamento internazionale, processi che sarebbero invece rallentati dalla vittoria di Nicolic. Come il suo avversario, però, Tadic è contrario all’indipendenza del Kosovo. Entrambi i candidati sono sfavorevoli, comunque, alle trattative con il Tribunale penale internazionale dell’Aja sull’estradizione dei due organizzatori del massacro nella città bosniaca di Srebrenica, Ratko Mladic e Radovan Karadzic.
Al ballottaggio del tre febbraio resta l’incognita del premier Kostunica, leader del Partito democratico della Serbia, schierato al primo turno con il nazionalista Ilic: non ha ancora dichiarato a chi destinerà il suo sostegno tra due settimane. Invece Ištvan Pastor, ungherese della Vojvodina e candidato alle presidenziali, ha già promesso i suoi voti al presidente uscente. Anzi, se l’affluenza non s’abbasserà, “Tadic ha buone chance di ripetere” come sottolinea il politologo Bora Kuzmanovic “la rimonta del 2004″, quando sconfisse Nicolic alle elezioni. Altri osservano tuttavia che il leader nazionalista può contare stavolta su un accresciuto margine di partenza, oltre che sui prevedibili rinforzi dei veterosocialisti di Mrkonic. Mentre per il Tadic non sarà facile attirare insieme, al ballottaggio, i consensi riversatisi da un lato su un filo-occidentale convinto come Jovanovic e dall’altro su un seminazionalista come Ilic.
Luca Dello Jacovo - Panorama.it

Rajko Kuzmanovic, candidato della Lega dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), il partito del premier della Republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia) Milorad Dodik, ha vinto le elezioni anticipate, indette dopo l'improvvisa morte il 30 settembre del presidente Milan Jelic, e sarà il settimo presidente della Rs.
Secondo i dati preliminari resi noti la scorsa notte, Kuzmanovic ha ottenuto il 44,5% di consensi. Al secondo posto si è piazzato Ognjen Tadic, del nazionalista Partito democratico serbo (Sds), con il 33,3%, seguito dall'ex ministro degli esteri nel governo centrale bosniaco, Mladen Ivanic, leader del Partito del progresso democratico (Pdp), con il 16% di voti.
Il risultato dello scrutinio è soprattutto dovuto alla popolarità dell'Snsd e del suo leader, piuttosto che a quella dello stesso Kuzmanovic, 76 anni, presidente dell'Accademia delle scienze di Banja Luka.
La scarsa affluenza alle urne - si è recato a votare poco più del 35% degli 1,1 milioni di elettori - ha provocato, però, speculazioni su un calo di consensi per il partito al governo. "La Rs è oggi stabile grazie alla dirigenza dell'Snsd che guida con successo la Rs", ha detto invece Kuzmanovic, promettendo che sarà "il presidente di tutti gli abitanti" dell'entità.
ATS
Secondo i primi dati delle proiezioni diffuse dall' istituto demoscopico indipendente Cesid il Partito radicale serbo (Srs, opposizione ultranazionalista) ha conservato la maggioranza relativa con il 28,5% dei consensi (contro il 27,7 del 2003) nelle elezioni politiche svoltesi oggi in Serbia.
Per la composizione del nuovo governo si profila la possibilità di un accordo fra le tre forze di dichiarato orientamento democratico- europeista che hanno superato lo sbarramento del 5%: il Partito democratico (Ds, liberal-riformista) del presidente Boris Tadic, vero vincitore della contesa, che sale al 22,9 % dal 12,5 del 2003; il cartello nazional-centrista del premier uscente Vojislav Kostunica (Dss), dato al 17 %; e il liberista G17 Plus dell'ex ministro delle finanze Mladjan Dinkic, all' 6,8%.
I primi calcoli sulla distribuzione dei seggi accreditano comunque una potenziale maggioranza assoluta all'ipotetica alleanza moderata tra Ds, Dss e G17, che avrebbero insieme 130 seggi su 250 (65 al Ds, 48 al Dss e 17 a G17) e potrebbero contare in più sull'appoggio di alcuni singoli deputati dei partitini delle minoranze etniche (non soggetti alla soglia del 5%).
A sorpresa rispetto ai sondaggi potrebbe farcela anche il Partito socialista che fu di Slobodan Milosevic, accreditato per ora di 6,1%. Incerto sul limite del 5% (le proiezioni lo danno al 5,1%) il risultato del Partito liberaldemocratico (Ldp) del giovane Cedomir Jovanovic, unica formazione in corsa che si è dichiarata apertamente disposta ad accettare l'eventuale perdita della provincia secessionista a maggioranza albanese del Kosovo, in cambio di una più rapida integrazione della Serbia post-Milosevic in Ue e Nato.
Ai radicali - stima il Cesid - andrebbero 80 seggi - due in meno rispetto a oggi, malgrado il lieve guadagno percentuale - ai nostalgico-socialisti (in calo in ogni caso di un altro punto e mezzo) 14 e ai liberaldemocratici (se confermati oltre lo sbarramento) 13.
12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria


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