Il genocidio in un libro e due mostre. Mujcic racconta il suo viaggio fino all'Italia. E poi immagini sconvolgenti. A Palazzo Doria Spinola
di Francesco Pedemonte
GENOVA, 15 MARZO 2008

Prima della deflagrazione della vecchia federazione jugoslava, Srebrenica era una cittadina della Bosnia orientale, situata vicino al confine della Serbia e nota soprattutto per le miniere d’oro, di argento e bauxite. Nel corso della guerra (1992/95) era un enclave musulmana situata in territorio serbo-bosniaco, un'area di sicurezza soggetta al controllo dell’ UNPROFOR, la forza di protezione delle Nazioni Unite. L'11 luglio 1995 venne occupata dalle truppe serbo-bosniache che, guidate dal generale Ratko Mladic, deportarono la popolazione civile compiendo il massacro in cui morirono oltre 7500 persone, in gran parte uomini e ragazzi.
A quasi 13 anni di distanza, pochi, quasi nessuno, tra i massimi responsabili del massacro ha pagato o scontato in parte la condanna per genocidio e crimini contro l’umanità comminata dal Tribunale dell’Aja. Non resta che ricordare, a maggior ragione dopo i recenti avvenimenti, per evitare che quello che è stato possa ripetersi.
Presso la Sala del Consiglio provinciale, occasione di riflessione e dibattito sul massacro di Srebrenica, promossa dalla S.p.a Politiche di donne, è stata la presentazione del libro Al di là del caos di Elvira Mujcic: un racconto-terapia del viaggio che ha portato l’autrice da Srebrenica all’Italia attraverso la Croazia. Contemporaneamente è stata inaugurata la mostra Identify, una raccolta di 12 pannelli realizzata da Arci-Genova.
CSK-3 non è una sigla priva di significato, ma il codice assegnato ad una scarpa dallo staff del Progetto di identificazione Podrinje che lavora al riconoscimento delle vittime del massacro.
Immagini di scarpe, giubbotti, t-shirt, orologi, felpe, jeans: capi di abbigliamento appartenuti alle vittime del genocidio. Attraverso i nomi di griffe celebri si attiva il processo di identificazione rispetto alla tragedia, tramite sigle come Adidas, Puma, Diesel, Seiko, Lacoste, Rifle e Carrera si ricorda al mondo consumista l’assurdità del genocidio e l’insignificanza dei segni che aiutano a sentire la vicinanza con gli altri. Un segmento di mondo non immune da responsabilità, soprattutto nelle dinamiche politiche e diplomatiche che condussero al massacro, un genocidio che, al pari di altri, è caduto nell’indifferenza.
Completa la mostra, Nema Problema, raccolta di fotografie scattate da Laura Rossi.
Tuzla, Srebrenica, Potocari e Sarajevo: istantanee che non trasmettono un segnale di denuncia, ma ricordano che nei luoghi del massacro, oggi, bambini giocano ancora a pallone. Scatti senza alcuna connotazione etnica, a segnalare come la Bosnia non sia stata solo terra di sangue, ma anche di ricostruzione. Se i pannelli propongono un’identificazione post mortem delle vittime di Srebrenica, l’appendice fotografica pone l’accento su chi è vivo, su quelle persone che nonostante gli orrori della guerra riescono ancora a pronunciare le parole Nema Problema: nessun problema.
I pannelli di Identify e gli scatti fotografici saranno a disposizione del pubblico da lunedì 17 a giovedì 20 marzo, presso il Loggiato Inferiore di Palazzo Doria Spinola (largo Eros Lanfranco 1).
Durante il mio viaggio ho scattato oltre 400 fotografie (la mostra è composta da 49 fotografie), immortalando le macerie, la manifestazione di Tuzla, i cimiteri, il tunnel di Sarajevo scavato dalla città assediata dai serbi nel 1993.
Ma ho fotografato anche l'altro aspetto della Bosnia: la vita che continua, la voglia delle persone di vivere una vita pacifica e normale.
Ho fotografato i fedeli nelle moschee di Sarajevo, i bambini di Zavidovici durante un laboratorio di teatro in un campo estivo tenuto da animatori bosniaci e italiani, le persone nei bar, nelle strade mentre aspettano l'autobus, mentre giocano a scacchi, mentre conducono una vita normale, anche se talvolta la loro vita si svolge in una scenografia dove i colpi delle granate sono visibili.
dove: Brescia (BS)
presso: Nuovo Cinema Eden, Via Nino Bixio 9
biglietti: ingresso libero
da Fotoantologia.it
AREZZO - Il Centro Culturale ArtCamera, anche questo inizio anno 2008 propone una mostra documentaristica legata ad un tema sociale di entità internazionale: la GUERRA, il più grande male sociale di tutti i tempi. Tra le tante guerre avvenute in questi ultimi tempi, lo sguardo focalizza in particolare, nelle immagini scattate dalle autrici, il conflitto avvenuto nella vicina terra di Bosnia-Erzegovina, una triste realtà vissuta che a soli pochi anni dall'avvenuto sterminio di oltre 10.000 persone, è stata da molti dimenticata, come se tutto fosse passato senza alcuna conseguenza. In realtà a sono ancora vive le ferite e le sofferenze di coloro che sono rimasti in vita.
Per essere idealmente vicini a quegli innocenti bambini, donne, anziani e uomini civili trucidati in massa, in un ignobile evento considerato tra i molti il più simile e orrendo avvenuto dopo la seconda Guerra Mondiale. Ancora oggi, molti di quei corpi riesumati dalle innumerevoli fosse comuni, non sono stati tutti individuati e sepolti. Per rendere loro un atto di amore, fin tanto che trovino in eterno il loro riposo in PACE.
Mostra permanente dal 19 Gennaio - 16 Febbraio 2008

Arezzo web.it

6 aprile 2007: 15 anni fa si stringeva l`assedio intorno a Sarajevo, il centro del mondo in cui la convivenza delle culture era la normalità di tutti i giorni. I film, le fotografie, le letture e i concerti, le tavole rotonde sul giornalismo di guerra, gli aiuti umanitari, la ricostruzione urbanistica: 6 strumenti per riannodare i fili di un discorso interrotto. Racconti che visualizzano la disintegrazione e la ricostruzione di un mondo, visioni che raccontano le vite degli uomini sorprese dalla guerra.
Il 6 aprile del 1992 le truppe serbo bosniache lanciarono il primo massiccio bombardamento su Sarajevo, decretando l’inizio dell’assedio più lungo del Novecento. Per questa ricorrenza l’Associazione culturale Franti Nisi Masa Italia e il Gruppo studentesco “Progetto Balcani” hanno voluto riproporre le tappe principali che hanno segnato quel periodo storico non tanto per commemorare quanto per stimolare l’attenzione, la comprensione e la discussione fra chi ha vissuto quegli anni e chi appartiene a una generazione più giovane, nel tentativo di scoprire che cosa hanno rappresentato le guerre bosniache nel nostro Paese e cosa rimane di un conflitto che si è svolto a pochi passi da noi. Dal 6 al 18 aprile quindi in vari luoghi di Torino si svolgerà la manifestazione Vicini di guerra.
Filo conduttore del progetto la narrazione presente in più forme in tutte le iniziative: dal racconto per immagini, attraverso una rassegna di film e documentari e una mostra fotografica, al racconto su carta, attraverso un incontro sul reportage di guerra, alla narrazione per voce e musica. 6 quindi i percorsi tematici: il cinema, la fotografia, il giornalismo di guerra, gli aiuti umanitari, la ricostruzione, la testimonianza attraverso musica, reading e performance teatrali.
Una raccolta di pellicole da una delle cinematografie più vivaci al mondo, quella ex-Jugoslava, insieme ad alcune opere italiane e internazionali di grande interesse. Lungometraggi e documentari poco noti o mai visti in Italia, per uno sguardo inedito su quelle vicende rese cinematograficamente famose dai film di Kusturica e Tanovic.
Folgoranti scatti in bianco e nero che ritraggono la vita durante e dopo il conflitto in Bosnia. Immagini che portano davanti ai nostri occhi le ferite di una terra e dei suoi abitanti senza scivolare nel pietismo né nella pura esibizione dell’orrore. Fotografie ‘utili’, che evocano un mondo e aiutano a capirlo. Una mostra presentata in molte parti del mondo ma ancora inedita in Italia.
Quattro serate per ascoltare le voci dall’ex-Jugoslavia attraverso la musica, la letteratura e il teatro: una monologo di rara intensità su uno degli episodi più strazianti della guerra, il massacro di Srebrenica; una sorprendente performance di tele-racconto; il concerto degli energetici Dubioza Kolektiv, ‘gli Asian Dub Foundation di Sarajevo’; a conclusione, una serata di reading con accompagnamento musicale dal vivo, per un viaggio inconsueto nella letteratura (ex) jugoslava.
Inviati dei giornali italiani ed ex-Jugoslavi, fotoreporter e film-maker internazionali discuteranno del controverso ruolo dei mezzi di comunicazione nelle guerre balcaniche. In che modo la stampa occidentale ha riportato (o taciuto) gli episodi e le ragioni del conflitto? Quali sono stati i meriti e le responsabilità dei media dei paesi in guerra, schiacciati tra la censura di stato e la diffusione dell’odio etnico?
Una giornata di studi per osservare la Bosnia del dopoguerra attraverso una lente ‘tecnica’ altamente rivelatrice: la ricostruzione urbanistica e architettonica dei centri distrutti dagli scontri. Un percorso incentrato sulla città di Mostar, tra le più duramente colpite nel suo tessuto urbano. Una ‘ricostruzione della Ricostruzione’ attraverso i cortometraggi del regista Luca Rosini e le testimonianze degli architetti e ingegneri che hanno lavorato alla riedificazione del ponte-simbolo della città bosniaca.
In che misura le organizzazioni umanitarie sono riuscite a svolgere il loro ruolo di assistenza alle popolazioni in guerra? È il caso di “aprire un’analisi dell’intervento umanitario in Jugoslavia con la categoria del fallimento”? Coordinati dal giornalista e scrittore Luca Rastello, si confronteranno su questi temi Giulio Marcon, fondatore del Consorzio Italiano di Solidarietà, e Michele Nardelli, coordinatore dell’Associazione Progetto Prjiedor e tra i fondatori dell’Osservatorio sui Balcani.
E' il documentario "Dopo Srebrenica" il vincitore del secondo premio del Tekfestival 2006. Esso sara' premiato domani 18 gennaio alle 20.30 presso il Piccolo Apollo, Via Conte Verde, 51, a Roma.
Il film richiama il luglio di dieci anni fa, quando l'esercito serbo-bosniaco del generale Ratko Mladic occupo' l'enclave di Srebrenica, cittadina della Bosnia orientale dichiarata dalle Nazioni Unite "area protetta". Nei giorni successivi, oltre 8000 prigionieri bosniaco-musulmani furono uccisi e gettati in fosse comuni. Le donne furono deportate verso Tuzla. Le forze internazionali presenti non intervennero a fermare la strage e le deportazioni.
Il film di Andrea Rossini - girato in Bosnia nel 2005 - sara' proiettato e premiato alla presenza di Arianna Isidori e Cristina Petrucci e della giuria che ha assegnato i premi, composta da: Giovanna Boursier, Agostino Ferrente, Elisabetta Lodoli e Roberto Nanni. Al termine della proiezione si terra' un incontro con il giornalista Giuseppe Zaccaria.
La motivazione della Giuria per l'assegnazione del riconoscimento recita: "Per la scelta coraggiosa e difficile di un tema che si cerca di rimuovere ma che invece ci riguarda da vicino. Perche' racconta la guerra etnica che ha riproposto memorie antiche, ma anche anticipato l'attualita' tragica del conflitto totalizzante nell'idea dell'annientamento del nemico".
di osservatoriosullalegalita.org
Alcune creazioni presentate alla XVI edizione della settimana della moda a Sarajevo.






Grazie al FENA Foto servis per le foto

Sarajevo, ieri...
(foto Fena)
The General Committee of the World Cynology Federation recognised in Belgium on Wednesday Tornjak as the new BiH-Croatian native breed.
Union of BiH Cynology Associations General Secretary Refet Hadzic confirmed to FENA on Thursday.
The recognition came after a request filed together by BiH and Croatia to the World Cynology Association for standardising the breed of Tornjak dogs, which has now been recognised as the BiH-Croatian sheepdog.
(Fena news, thanks for the photos)

SARAJEVO, February 17 (FENA) – For the first time in its history BiH now has its own complete monograph.
The monograph provides a richly illustrated, geographic, economic, legal and cultural presentation of BiH in two languages (Bosnian and English).
This project also provides a presentation of education, media, art, sport, health, religious communities and BiH diaspora.
PRVI PUT U HISTORIJI BiH IMA SVOJU MONOGRAFIJU
Bosna i Hercegovina dobila je, prvi put u historiji, svoju cjelovitu, referentnu monografiju. Monografija sadržava dvojezički (bosanski i engleski), raskošno ilustriran, geografski, historijski, privredni, državno-pravni i kulturni prikaz Bosne i Hercegovine od najstarijih vremena do danas. U ovaj projekt uvršteni su i prikazi školstva, medija, umjetnosti, sporta, zdravstva, vjerskih zajednica te iseljeništva BiH. O kvalitetnosti monografije dovoljno govore autori tekstova među kojima su: prof.dr. Safet Halilović, Moric Albahari, Zehrudin Isaković, akademik Tvrtko Kulenović, prof.dr. Jelenka Voćkić-Avdagić i drugi. Izdavač je Izdavačka kuća "Tugra", Sarajevo, a direktor projekta je Ismet Veladžić.

VALENTINOVO - DAN ZALJUBLJENIH
14 feb. 2006

Francobollo della Bosnia Hercegovina
per il giorno di San Valentino
14 feb. 2004
12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria


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