Sarajevo - Bosnia

Blog italo-bosniaco di informazione sulla Bosnia. Contro ogni forma di discriminazione: etnica, politica, religiosa, culturale. L'intolleranza non è tollerata. La menzogna neppure.
giovedì, 15 maggio 2008

Bosnia: incastrato il Gasi, il boss di Sarajevo

E' stato arrestato e condannato uno dei capisaldi della criminalità in Bosnia, Muhammed Ali Gasi, boss incontrastato di Sarajevo. La sua condanna è una vittoria per gli sforzi messi in campo dall'Unione Europea per contrastare l'illegalità in questo paese. E' stato dato, inoltre, un forte segnale alla criminalità organizzata, rimasta finora completamente impunita. Il boss, 35 anni, era libero di agire indisturbato, non rispettando le regole; viveva una vita di soldi, donne derivanti dalla illegalità delle sue azioni. Possedeva una Ferrari rossa che lasciava parcheggiata indisturbata nelle zone pedonali della città sicuro che nessuno avrebbe mai osato fargli una multa.

"Abbiamo dimostrato alla gente che questo tipo di persone non sono intoccabili" sottolinea Edin Vranj, il capo del dipartimento anti-criminalità della Federazione croato-musulmana (una delle due entità della Bosnia insieme alla Republika Srpska), il quale ha 350 poliziotti alla caccia di Gasi.

Prima dell'arrivo, nel 2006, della polizia Ue in Bosnia Erzegovina (Eupm) giudata dal Generale di Brigata dei Carabinieri, Vincenzo Coppola, Gasi era libero di scorrazzare per le strade della capitale indisturbato. Fin qundo le autorità non hanno trovato il coraggio di affrontare il problema, la latitanza del boss è continuata. Inoltre, Gasi attaccava continuamente, supportato dalla complicità dei media che hanno costruito intorno al boss la figura di un eroe di guerra, nonostante le umili origini, Oleg Cavka, il quale ha raccolto per quattro mesi consecutivi, indizi contro Gasi.

"Una volta ha avuto perfino la faccia tosta di telefonarmi per chiedermi perchè ce l'avessi con lui. Ha avuto il mio numero dal suo avvocato", ha raccontato Cavka in un incontro a Sarajevo con alcuni giornalisti la settimana scorsa. "E' stato un bel successo, che secondo me sarà un catalizzatore per operazioni simili che saranno condotte in futuro" concorda Coppola, sottolineando che la magistratura locale e l'Eupm stanno indagando su "altri 32 o 33 casi di criminalità organizzata in tutto il territorio della Bosnia-Erzegovina".

Il generale ci tiene a sottolineare che l'arresto del boss " è stata un'eccezione". Conferma questa posizione Drew Engel, americano a capo del Dipartimento anti-criminalità della Corte della Bosnia-Erzegovina. "Mi piacerebbe vedere i miei procuratori battersi fra di loro per vedersi assegnati i casi più difficili, invece, per il momento, hanno ancora un atteggiamento passivo, anche se individualmente sono molto preparati", dichiara.

Il lavoro dei magistrati e dei poliziotti in Bosnia è complicato enormemente dall'assetto iperfederalista del Paese creato dagli accordi di pace di Dayton del 1995. Questo prevede la Republika Srpska dei serbo-bosniaci e la Federazione croato-musulmana, due entità  che possono essere considerati come due 'mini-Stati', ognuno dei quali ha un proprio governo, parlamento e corpi di polizia. In più nella Federazione ci sono 10 cantoni divisi tra croati e musulmani con strutture di governo  completamente autonome. La volta in cui Gasi è stato avvistato a est di Sarajevo ci sono volute due ore e mezzo per mettersi d'accordo su quale corpo di polizia avesse dovuto provare a prenderlo. "Avrebbe avuto il tempo di scappare fino in Slovenia", denuncia Cavka.

Agenzia Radicale

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martedì, 22 aprile 2008

Nudi alla meta

 21.04.2008    scrive Massimo Moratti
Dopo l'approvazione della riforma della polizia, la Bosnia Erzegovina si avvia a firmare l'Accordo di Associazione con Bruxelles. I contenuti della riforma sono stati però sacrificati di fronte al rischio di instabilità regionale dopo l'indipendenza del Kosovo.
Nostro commento
Luce verde per la firma dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione (ASA) per la Bosnia ed Erzegovina. L’accordo sarà firmato molto probabilmente il 28 aprile prossimo, o in alternativa il 26 maggio, ma di fatto oramai la strada è stata spianata. Lo ha confermato Olli Rehn il 16 aprile scorso, immediatamente dopo che entrambe le camere del Parlamento della Bosnia ed Erzegovina avevano approvato le leggi necessarie per la riforma della polizia. Tali provvedimenti consistono nella legge sul “Direttorato per il coordinamento dei corpi di polizia” e nella legge sulle “Agenzie per il supporto delle strutture di polizia in Bosnia ed Erzegovina”, che prevede la creazione di una serie di istituti volti a coadiuvare il lavoro delle agenzie di polizia nel Paese.

In sospeso fino all’ultimo

L’adozione di queste leggi dà attuazione alla “dichiarazione di Mostar”, il documento multipartito che era stato firmato dai rappresentanti delle maggiori forze politiche bosniache lo scorso novembre, e che aveva consentito la parafatura dell’ASA. L’adozione della “dichiarazione di Mostar” era giunta al termine di una crisi istituzionale che per lungo tempo era sembrata senza via d’uscita.

La “dichiarazione di Mostar” aveva stabilito che ulteriori riforme della polizia sarebbero state adottate solamente dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione. Il percorso di adozione di queste due importanti leggi non è stato dunque facile e, ad un certo punto, l’accordo raggiunto con la “dichiarazione di Mostar” era sembrato in pericolo. A metà febbraio l'SDA (Partito di Azione Democratica) e l'SBIH (Partito per la Bosnia Erzegovina) avevano praticamente ritirato il proprio sostegno alla dichiarazione annunciando che avrebbero votato contro la bozza delle leggi approvate in Parlamento. Secondo questi partiti infatti i principi contenuti nella dichiarazione di Mostar non presentavano garanzie sufficienti per la creazione di una polizia centralizzata. L'SDA aveva anche ribadito che la riforma della polizia non era necessaria per la firma dell’ASA.

L'Ufficio dell'Alto Rappresentante (OHR) a quel punto era intervenuto con un comunicato stampa, precisando che non c’era altra soluzione per la firma dell’ASA e che la riforma della polizia doveva essere adottata così come previsto dalla “Dichiarazione di Mostar”.

Alla resa dei conti, quando si è arrivati al voto nelle due camere del Parlamento, nessuno dei partiti politici bosniaci si è voluto assumere la responsabilità di rimandare ulteriormente la firma dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione, e si sono quindi o astenuti o non hanno sollevato la questione degli interessi vitali che può bloccare l’intero procedimento.

La controversa riforma della polizia

L’adozione delle leggi sulla riforma della polizia è avvenuta solo dopo che l’Unione Europea aveva progressivamente ridotto i requisiti richiesti alla Bosnia ed Erzegovina per la conclusione dell’ASA. Inizialmente il modello di riforma della polizia, auspicato a suo tempo da Paddy Ashdown, era molto più ambizioso e controverso: si prevedeva infatti la creazione di un’unica struttura di polizia sotto la guida del Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina, e la creazione di regioni di polizia che non tenessero conto della linea di separazione tra le due entità (IEBL). Tale proposta aveva da sempre incontrato l’opposizione dei vari governi della Republika Srpska, ultimo tra i quali quello di Dodik, che della riforma della polizia aveva fatto uno dei punti principali della propria linea politica.

La proposta di Ashdown era già stata criticata dallo European Stability Initiative (ESI) che, in un recente rapporto (“The worst in class: How the international protectorate hurts the European future of Bosnia and Herzegovina”), aveva illustrato come la proposta Ashdown proponesse un modello di polizia centralizzato che rifletteva più una scelta di Ashdown che il risultato di un’attenta analisi della situazione. Il team di esperti dell’Unione Europea che si era occupato della possibile revisione delle forze di polizia, nel rapporto “Financial, Organisational And Administrative Assessment of The Bih Police Forces And The State Border Service: Final Assessment Report”, non aveva poi riscontrato che la presenza di un così gran numero di forze di polizia fosse una debolezza istituzionale di per sé: tale situazione era infatti compatibile con gli standard già esistenti in Europa (per esempio sia in Svizzera che nei Paesi Bassi vi sono circa 20 forze di polizia locali). Il problema, secondo loro, sussisteva nella mancanza di coordinamento tra queste forze di polizia.

Secondo quanto raccomandato dagli esperti UE, tra i criteri da prendere in considerazione per la riforma della polizia vi era quello di privilegiare un processo di consultazioni locali rispetto a quello di una riforma imposta dall’alto. Alquanto polemicamente, ESI faceva del resto notare che agli altri Paesi dell’ex Jugoslavia non erano state imposte condizioni così rigide per la firma dell’ASA e che, nel caso ad esempio della Macedonia, l’ASA era stato firmato addirittura quando il Paese era sull’orlo di una guerra civile. In sostanza, il processo di adesione all’Unione Europea della Bosnia ed Erzegovina era prigioniero della decisione unilaterale di Ashdown di favorire un certo modello di riforma della polizia, centralizzato e a scapito delle entità.

Cambio di rotta

Favorire la centralità a scapito delle entità, tradotto nella logica della competizione politica bosniaca, significa favorire i partiti che più di altri aspirano a centralizzare la Bosnia ed Erzegovina e cioè l'SDA e l'SBIH, i principali partiti bosgnacchi. Ciò crea una reazione uguale e contraria nei partiti della Republika Srpska (RS) che mirano a preservare le prerogative di quella entità, e la sua relativa autonomia. Non solo. Milorad Dodik, molto più dell'SDS (Partito Democratico Serbo), ha come obiettivo quello di resistere a tale centralizzazione, e di riprendersi le competenze che la RS ha trasferito a livello centrale nel corso di questi anni. Fondato o meno, questo timore blocca le possibilità di dialogo e rafforza le posizioni dell’uomo forte di Laktasi all’interno della RS.

Consapevole della potenziale pericolosità di questa situazione, nell’agosto del 2007 l'OHR ha fatto circolare tra i maggiori partiti politici della Bosnia ed Erzegovina un Protocollo sulla riforma della polizia. Il testo non è stato reso pubblico, ma è facile ritenere che sia stato alla base della “dichiarazione di Mostar”. Tale dichiarazione infatti prevedeva che inizialmente si dovessero adottare solamente le leggi sul “Direttorato per il coordinamento dei corpi di polizia” e sulle “Agenzie per il supporto delle strutture di polizia in Bosnia ed Erzegovina”. Per quanto riguardava la creazione di una futura forza di polizia unica e le relazioni tra questa e le forze di polizia locali, il discorso veniva rimandato alla riforma costituzionale e all’assetto che avrà il Paese dopo tale riforma.

Di fatto, l’ambiziosa riforma voluta da Ashdown è stata, nel migliore dei casi, posticipata, e il modello di riforma che è stato ora approvato mira più a soddisfare le condizioni per la firma dell’ASA che a centralizzare le forze di polizia. Ciò ha provocato le reazioni negative dell'SDA, SBIH e anche dell'SDP (partito socialdemocratico), che hanno visto questa riforma come un successo dei partiti della RS. Ciò nonostante, questi partiti non se la sono sentita di bloccare il processo di adesione. Nel corso di questi mesi, la UE ha infatti dato chiaramente ad intendere che una volta passata la riforma non ci sarebbero stati altri ostacoli verso la firma dell’Accordo, aumentando di fatto la pressione su coloro che non erano d’accordo con le riforme proposte.

La situazione vista da Bruxelles

L'Unione Europea non poteva permettersi di mantenere la situazione in sospeso. La dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo, lungi dal portare stabilità alla regione, favorisce e rafforza le opzioni secessioniste nella RS. La UE si è presentata divisa sul Kosovo e si è preoccupata più volte di sottolineare (in modo alquanto contraddittorio) che l’indipendenza della provincia “non rappresenta un precedente”. Allo stesso tempo, però, la UE ha una posizione comune sulla Bosnia, dove secessioni unilaterali non verrebbero riconosciute. In questo senso, la UE si è preoccupata di mandare dei segnali precisi alla Bosnia e soprattutto di rendere possibile l’accesso all’UE anche allo scopo di evitare future tendenze separatiste. Lajcak stesso ha ricordato come una volta firmato l’ASA nessun Paese ha poi mancato l’ingresso nell'Unione. In questo senso, la firma dell'ASA diventa anche un modo per scongiurare una futura instabilità e per togliere tentazioni secessioniste ai leader serbo-bosniaci. Questo approccio potrebbe rendere più semplice anche la riforma costituzionale, rimuovendo dalla discussione alcuni punti controversi quali per esempio l’eventuale diritto alla secessione delle componenti della BiH. Ciò contribuirebbe a far scendere la temperatura del dibattito costituzionale all’interno del Paese, rendendo più facili le riforme sulla struttura interna dello Stato.

La preoccupazione, dopo le tensioni politiche del 2006 e 2007, è stata quindi quella di porre la Bosnia ed Erzegovina irreversibilmente sulla strada dell’Unione Europea. La riforma della polizia, così come unilateralmente suggerita da Ashdown, è stata parzialmente sacrificata e via via spogliata degli aspetti più controversi. Vista la posta in gioco, e i rischi associati all’indipendenza del Kosovo, questo approccio pragmatico sembra essere quello che più facilmente permetterà di sbloccare la situazione. Ancora una volta però, nonostante il compito fosse stato facilitato dalla UE, i partiti politici della BiH hanno rischiato di fallire l’obiettivo, più per ragioni parrocchiali che per vere e proprie questioni di principio. Un ennesimo segnale della necessità di un ricambio di contenuti nel dibattito politico in Bosnia Erzegovina.
da Osservatorio sui Balcani
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mercoledì, 27 febbraio 2008

BOSNIA, UE SI ACCONTENTA DELL'ACCORDO AL RIBASSO SULLA POLIZIA

Bruxelles, 27 feb. (Apcom) - L'Unione europea ha rinunciato a pretendere dai politici della Bosnia-Erzegovina l'unificazione delle forze di polizia per procedere alla firma dell'Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa). Bruxelles, ha indicato il comandante della missione di polizia Ue a Sarajevo, il brigadiere generale dei Carabinieri Vincenzo Coppola, si accontenterebbe di un "forte coordinamento" tra le varie forze di polizia del Paese, divise su basi etniche, che verrebbe garantito dalle due leggi attualmente in esame al Parlamento di Sarajevo. Le due leggi metterebbero in pratica l'accordo politico sulla riforma della polizia raggiunto a Mostar a fine ottobre dai rappresentanti delle tre comunità principali del Paese: serbi, bosniaco-musulmani e croati. Ma la loro approvazione è messa a repentaglio dal recente voltafaccia del leader del principale partito bosniaco musulmano Sda, Suleiman Tihic (Sda), che ha sconfessato l'intesa di Mostar rimproverando all'Ue un approccio troppo indulgente nei confronti dei serbo-bosniaci, i quali hanno rilanciato i loro propositi separatisti sull'onda dell'indipendenza del Kosovo. Secondo Coppola, che ha parlato con alcuni giornalisti a Bruxelles, i politici bosniaci "devono ancora dimostrare di voler entrare in Europa, cioé di essere disposti a negoziare abbastanza per poter raggiungere un risultato positivo". Il comandante Ue si è dichiarato ottimista sulle chance di un accordo a condizione che i leader serbo-bosniaci "prenderanno il loro tempo". Entro due settimane, comunque, le leggi sulla polizia dovrebbero essere votate.

Fonte: Apcom

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domenica, 17 febbraio 2008

Stato d'allerta in Bosnia

SARAJEVO - La polizia della republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia) è in stato d'allerta e decisa a prevenire eventuali incidenti nel caso di proteste di massa alla eventuale proclamazione dell'indipendenza del Kosovo, prevista per questo fine settimana. Lo ha reso noto il ministero dell'interno della Rs.
Spona, un movimento di 11 associazioni non governative, tra cui quella dei veterani della guerra in Bosnia (1992-95), ha annunciato ieri manifestazioni di protesta in tutta la Rs. Nel caso l'Unione europea e i paesi dell'ex Jugoslavia riconoscano l'indipendenza del Kosovo, ha annunciato dall presidente della Spona, Branislav Djukic, queste associazioni chiederanno al parlamento della Rs di proclamare immediatamente, senza un referendum, l'indipendenza della Rs da Sarajevo. Richieste simili, anche se meno esplicite, sono state avanzate anche dal Partito radicale della Rs, emanazione dell'omonima formazione politica della Serbia, e dal Partito democratico serbo (Sds, nazionalista).
Il primo ministro della Rs, Milorad Dodik, ha dichiarato ieri che comprende le richieste della Spona, ma che le istituzioni devono con molta cautela valutare i tempi e le azioni da intraprendere.
I leader serbo bosniaci da tempo si oppongono fortemente a un eventuale riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte della Bosnia e ieri il presidente del parlamento serbo bosniaco, Igor Radojicic, ancora una volta ha annunciato possibili forti contrasti tra Banja Luka e Sarajevo, perché la Rs, ha detto, non accetterà il riconoscimento di questo nuovo stato.


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giovedì, 13 aprile 2006

BOSNIA: SU DIMETTE ANDAN, CAPO POLIZIA SERBO BOSNIACO

(ANSA) - SARAJEVO, 7 APR - Il primo ministro della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia) ha dichiarato questa sera di aver accettato le dimissioni presentate oggi dal direttore della polizia della Rs, Dragomir Andan (nella foto), motivate soprattutto dalle critiche alla sua insufficiente collaborazione con il tribunale internazionale dell'Aja (Tpi). Secondo la stampa bosniaca, l'Alto rappresentante della comunita' internazionale Christian Schwarz-Schilling e alcuni dirigenti della Rs hanno ricevuto nei giorni scorsi una lettera del procuratore capo del Tpi Carla Del Ponte, in cui sollecitava la rimozione di Andan per la mancata cattura dei tre ricercati serbo bosniaci, Radovan Karadzic e Ratko Mladic, ex leader politico e militare dei serbi di Bosna e l'ex capo della polizia di Banja Luka Stojan Zupljanin, ricercati per genocidio e crimini di guerra e contro l'umanita'. La stampa della Federazione Bh (l'entita' bosniaca a maggioranza croato musulmana) da alcuni mesi riporta documenti e fotografie che ritraggono Andan col generale Mladic, durante la guerra, affermando che fosse all'epoca il capo dei suoi pretoriani. In queste ultime settimane Andan, che piu' volte avrebbe promesso a Del Ponte la cattura di Mladic, si sarebbe inserito a viva forza nelle trattative che il governo di Belgrado, sottoposto a forti pressioni internazionali, sta conducendo con il generale perche' si consegni al Tpi, manifestando, pero', un interesse per la taglia di cinque milioni di dollari pubblicata da Washington. Il direttore della polizia Rs si sarebbe anche dimostrato un ostacolo al piano di Belgrado di emulare lo scenario usato da Zagabria per Ante Gotovina, facendo cioe' arrestare Mladic fuori dai confini della Serbia, in territorio bosniaco, per evitare proteste interne e per poter affermare che non si nascondesse nel Paese.

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mercoledì, 18 gennaio 2006

Caccia a Mladic?

(ANSA) - SARAJEVO, 18 GEN - La polizia della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza) ha lanciato stamani, prima dell'alba, un'operazione nell'est della Bosnia per localizzare un latitante ricercato dal Tribunale internazionale dell'Aja. Lo ha reso noto il portavoce del ministero dell'interno della Rs Radovan Pejic. ''In base all'informazione sulla possibile presenza di una delle persone che figurano sulla lista dei ricercati del Tpi, ha detto Pejic, l'unita' speciale della polizia serbo bosniaca sta conducendo un'operazione nell'area di Zepa''. Sono in corso, ha aggiunto, controlli e perquisizioni in diverse localita' della zona. Pejic non ha precisato l'identita' del ricercato. Sulla lista del Tpi figurano ancora, per quanto riguarda la Bosnia, i nomi dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia Radovan Karadzic, del suo comandante militare Ratko Mladic e dell'ex capo della polizia della regione di Banja Luka Stojan Zupljanin. Tutti e tre sono accusati di genocidio e crimini di guerra e contro l'umanita'. L'attivita' dei poliziotti e' monitorata dagli appartenenti alla Polizia europea in Bosnia (Eupm), ha detto ancora Pejic ed ha aggiunto che dell'operazione e' stata informata anche la forza militare dell'Ue, Eufor, pronta a fornire sostegno, se necessario, alle forze locali.

Secondo fonti della polizia locale, l'operazione dei reparti speciali della polizia serbo bosniaca nell'est della Bosnia ha per obiettivo la cattura di Ratko Mladic, ex comandante dell'esercito serbo bosniaco ricercato per genocidio e crimini di guerra. Lo hanno reso noto i media. L'area di Zepa dove e' in corso l'azione della polizia comprende anche Han Pijesak, localita' dove si trova il bunker usato da Mladic come sede del suo comando durante la guerra e dove il ricercato e' stato segnalato l'ultima volta nell'estate del 2004. L'anno scorso il bunker e' stato chiuso e sigillato da parte dell'Eufor.

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venerdì, 25 novembre 2005

BOSNIA: UE, FORZA POLIZIA FINO A 2007 MA CON MENO UOMINI

(ANSA) - BRUXELLES, 24 NOV - Il Consiglio europeo ha deciso oggi l'estensione fino alla fine del 2007 del mandato della missione di polizia dell'Ue in Bosnia Erzegovina (Eupm), ridimensionandone pero' il contingente. La forza europea si concentrera', secondo quanto era stato gia' anticipato, maggiormente sulla lotta al crimine organizzato, attraverso metodi piu' ''intraprendenti'', e sulla riforma di polizia. La revisione del mandato segue una esplicita richiesta da parte delle autorita' bosniache. La modifica comportera' anche un ridimensionamento degli effettivi sul campo, che secondo fonti di Bruxelles, passeranno a circa 150 da un numero attuale che e' intorno ai 300/400. Nel modificare il mandato dell'Eupm, il Consiglio ha di conseguenza rivisto il ruolo del rappresentante speciale dell'Ue in Bosnia, attualmente ricoperto dal britannico Paddy Ashdown, in relazione ai suoi poteri sulla missione di polizia. L'Eupm e' sul campo in Bosnia dal gennaio 2003, e' guidata dal militare irlandese David Carty e conta truppe provenienti da tutti i 25 paesi membri dell'Ue e da nove paesi esterni all'Unione.

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martedì, 18 ottobre 2005

BOSNIA: APPROVATA RIFORMA POLIZIA, ORA AVVICINAMENTO A UE

(ANSA) - SARAJEVO, 18 OTT - La camera dei popoli, il secondo ramo del parlamento centrale bosniaco ha approvato all'unanimità l'accordo sulla ristrutturazione delle forze di polizia in Bosnia, già approvato dalla camera dei rappresentanti dai parlamenti delle due entità che compongono la Bosnia uscita dagli accordi di Dayton, la Federazione Bh (a maggioranza croato musulmana) e la Republika Srpska (a maggioranza serba).
La riforma, che assegna allo stato centrale le competenze sulla legislazione, il finanziamento e l'organizzazione territoriale delle forze dell'ordine, è stata per un anno ostacolata dalla dirigenza della Rs.
Assieme alla normativa quadro sul servizio pubblico radiotelevisivo, già approvata, la riforma della polizia era una condizione chiave posta da Bruxelles nello studio di fattibilità per avviare i negoziati per l'Accordo di stabilizzazione ed associazione (Asa) all'Ue.
Il processo si è sbloccato quando, dopo le minacce di pesanti sanzioni internazionali, il 5 ottobre il parlamento della Rs ha approvato la riforma che rispetta i tre principi fissati dall'Ue e prevede la costituzione di una 'direzione' con il compito di ristrutturare la polizia in cinque anni.
In previsione del completamento dell'iter parlamentare e della odierna definitiva approvazione dell'accordo, l'ambasciatore britannico a Sarajevo, Matthew Rycroft, ha annunciato ieri che Bruxelles potrebbe dare l'ok per l'inizio dei negoziati il 12 dicembre prossimo.

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Chi sono

Blogger: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...


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12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria

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