Sarajevo - Bosnia

Blog italo-bosniaco di informazione sulla Bosnia. Contro ogni forma di discriminazione: etnica, politica, religiosa, culturale. L'intolleranza non è tollerata. La menzogna neppure.
martedì, 26 febbraio 2008

Kosovo: manifestazione a Banja Luka

Oltre diecimila contro indipendenza

Kosovo: manifestazione a Banja Luka(ANSA) - SARAJEVO, 26 FEB - Oltre diecimila persone provenienti da tutta la Republika Srpska hanno manifestato oggi a Banja Luka contro l'indipendenza del Kosovo.Alla manifestazione, organizzata dalla Spona, associazione di alcune organizzazioni non governative tra cui quella dei veterani di guerra, hanno partecipato le massime autorita' della Rs (entita' a maggioranza serba di Bosnia), ma non e' intervenuto, come avevano annunciato gli organizzatori, il primo ministro di Belgrado Vojislav Kostunica.

ansa

SERBO-BOSNIACI TENTANO ASSALTO AL CONSOLATO USA

Centinaia di manifestanti serbo-bosniaci hanno tentato di assaltare il consolato Usa a Banja Luka, in Bosnia. L'attacco, con pietre e mortaretti lanciati verso la sede diplomatica, e' stato respinto dai blindati della polizia prima che la folla potesse raggiungere l'edificio. Gli incidenti, in cui sono rimasti feriti due agenti e un manifestante, si sono verificati a margine di un corteo di 10mila persone che avevano manifestato contro la secessione del Kosovo dalla Serbia. La polizia ha fermato diverse persone, tra cui alcuni minorenni. Sono state distrutte anche molte vetrine, tra cui quella di un negozio gestito da un croato, ma, a differenza di quanto accaduto a Belgrado con gli assalti alle ambasciate, stavolta la polizia e' riuscita ad arginare la furia dei manifestanti.

Repubblica.it

 

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martedì, 26 febbraio 2008

Bianchini: “Rischio caos nei Balcani"

L'esperto dei paesi dell'Est spiega come la situazione attuale sia il risultato di una cattiva gestione da parte delle organizzazioni internazionali. Ma il problema nasce adesso

Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza, la Serbia non l’ha accettata, l’Ue e l’Onu si sono divise. Riconoscere uno stato etnico si rivelerà davvero una bomba nelle mani dell’Europa?

Si sta già dimostrando tale. Una società democratica come la Serbia ha perso una parte del suo territorio per la decisione di altri stati. Quali saranno le conseguenze? Già si vedono le prime divisioni. L’Italia ha seguito i più forti, ma la Spagna non ha riconosciuto il nuovo stato. A livello internazionale la Cina è contraria, mentre Taiwan si è dichiarata favorevole. E’ un grande pasticcio. Metà dell’Unione Europea ora dovrà trattare con il Kosovo, l’altra metà con la Serbia. Con il passaporto kosovaro dove si potrà andare? In Albania, forse. Ma non in Bosnia. Infine c’è il rischio di una nuova secessione interna. Se i serbi del Kosovo si dichiareranno appartenenti alla Serbia, chi potrà impedirlo? La Nato? Dovrebbe farlo con le armi.

Chi sarà danneggiato dalla nuova situazione?

Sicuramente non la Serbia. A Belgrado conviene disfarsi del Kosovo. Ha un’economia in pessime condizioni, che dipende per i 2/3 dalla Serbia. Ma in questo caso, più della convenienza, contano i meccanismi politico-culturali. Sono in Kosovo i monasteri che rappresentano una parte importante della storia della Serbia. Soltanto De Gaulle riuscì a convincere i francesi che era arrivato il momento di lasciare l’Algeria. Ma in Serbia non c’è nessuno che abbia tanto prestigio politico. D’altra parte la prospettiva di una Grande Albania che riunisca tutti gli albanesi dei Balcani, non è attuabile. Gli stessi albanesi non la vorrebbero. Mentre negli anni ’90 avevano ancora molto da imparare dal Kosovo, ora si sentono più avanzati.

Perchè l’indipendenza è arrivata proprio adesso?

Tutta questa fretta non è motivata. I turchi di Cipro aspettano da quaranta anni. Anche il Kosovo avrebbe potuto attendere ancora. Il problema è che c’è stata una forte carica emotiva, sin da quando l’Uck capì che l’unico modo per ottenere l’indipendenza era fare leva sui genocidi, sulla perdite umane. Non c’è stato nessun genocidio in Serbia. Ci sono stati crimini contro l’umanità, ma i numeri sono stati gonfiati. Non troverete nessun eroe nella storia dei Balcani.

Dunque, la Serbia cederà al ricatto? Il riconoscimento in cambio dell’ingresso nell’Unione Europea?

No, la Serbia non riconoscerà il Kosovo. C’è una parte della popolazione serba che vorrebbe entrare nell’Unione ma soltanto per i visti e i soldi. Per gli altri aspetti no. Non dimentichiamo che l’Europa ha bombardato Belgrado.

Che cosa succederà ora in Kosovo?

E’ difficile da dire. Il Kosovo è uno stato con grandi difficoltà interne. La Nato gli ha garantito la sicurezza, ma non ha fatto niente per combattere la corruzione e la criminalità. C’è il 40% di disoccupazione, la giustizia non riesce a far rispettare i contratti. In questo clima dilagano il commercio di droga, armi e corpi.
Ma il problema è quello che accadrà intorno al Kosovo. In breve la Bosnia sarà persa. I Serbi di Srpska chiederanno il referendum e presto si presenterà anche il problema delle minoranze croate. Il Montenegro e la Macedonia ancora non hanno riconosciuto il nuovo stato. Sarà il caos. Gli unici che riusciranno, come sempre, a trovare un accordo, sono i membri della mafia serba e kosovara. Loro hanno sempre collaborato benissimo, non hanno mai avuto problemi di divisione etnica.

E l’Italia?

L’Italia non conta niente sul piano internazionale e conterà sempre meno. Colpa della politica interna, troppo debole. E se non si decide in fretta sulla costruzione della Tav si rischia di perdere anche l’ultimo corridoio che passa per la Slovenia. Dovrebbe favorire il commercio e la circolazione delle merci in Europa. Ma in questo momento, i problemi per noi sono altri.

di Sonia Arpaia e Roberta Giaconi

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domenica, 24 febbraio 2008

Bosnia: Ue, no a indipendenza serba

(ANSA)- SARAJEVO, 23 FEB - Gli ambasciatori dei Paesi dell'Ue in Bosnia dicono no al referendum sull'indipendenza statale serbo-bosniaca sul modello del Kosovo. Hanno cioe' respinto la risoluzione del parlamento della Republika Srpska (Rs) a Banja Luka in cui si proclamava il diritto a sottoporre a referendum l'indipendenza. Per gli ambasciatori le due entita', in base alla Pace di Dayton, formano la Bosnia- Erzegovina (Rs e Federazione Croato-musulmana), e 'non hanno diritto alla secessione'.

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sabato, 23 febbraio 2008

Bosnia: parlamento Srpska approva diritto alla secessione

Roma, 22 feb (Velino) - Potrebbe partire dalla Bosnia-Erzegovina il temuto effetto domino della secessione del Kosovo. Con un voto tenuto nella tarda serata di giovedì, il Parlamento della Srpska, la Repubblica serba di Bosnia, ha decretato che nel caso molti paesi, soprattutto europei, riconoscessero l’indipendenza del Kosovo, sarà indetto un referendum sulla separazione della Srpska dallo stato bosniaco. La risoluzione, cui si sono opposti solo cinque deputati di etnia non serba, avverte le nazioni del mondo che il riconoscimento della sovranità del Kosovo stabilisce un precedente internazionale. “L’Assemblea del popolo della Repubblica Srpska – recita il testo – ritiene di conseguenza di avere il diritto di rilevare l’opinione pubblica sul proprio status legale attraverso la diretta dichiarazione dei cittadini in un referendum”. La presa di posizione di parlamentari serbo-bosniaci, come ha spiegato il premier Milorad Dodik, leader dei socialdemocratici indipendenti, non significa che la Srpska stia per decretare la secessione. L’atto rappresenta però una spada di Damocle contro l’inviato dell’Onu Miroslav Lajcak, incaricato di semplificare le farraginose procedure decisionali di governo e parlamento della Bosnia-Erzegovina, ed entrato da tempo in rotta di collisione con la componente serba dello stato.
Il referendum sull’indipendenza – ha dunque precisato Dodik – verrà utilizzato solo qualora “lo status della Srpska fosse messo in dubbio dai musulmani bosniaci, dai croato-bosniaci o da diplomatici internazionali”. Nel mirino di Dodik sono soprattutto le proposte lanciate da Lajcak di modifica del sistema di voto, che hanno fatto paventare ai serbo-bosniaci la possibilità di essere messi in minoranza sia in ambito governativo che parlamentare. L’unità della Bosnia-Erzegovina, scaturita dagli accordi di Dayton del 1995 che conclusero una guerra sanguinosa, si regge su una precaria impalcatura statale divisa in due tronconi, la federazione croato-musulmana e la Srpska. A 13 anni di distanza il soggetto statale si regge solo grazie a una rigorosa separazione delle due componenti e al sostegno delle forze militari prima della Nato e poi dell’Unione europea. Le intese di Dayton proibiscono la secessione. Ma è altrettanto vero che l’idea di fondare uno stato multietnico in quel territorio, come si può notare, non ha avuto molto successo, e il precario equilibrio raggiunto rischia di rompersi definitivamente in seguito alla secessione del Kosovo.

 
(Giampiero de Andreis) 22 feb 2008 13:26
 
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lunedì, 18 febbraio 2008

I serbi protestano a Belgrado, in Bosnia e Kosovo

Dalla capitale Belgrado, alle enclave serbe in Kosovo e in Bosnia, ovunque, dove c'è una comunità serba c'è stata anche una protesta oggi, contro la secessione dichiarata unilateralmente da Pristina.

"Il Kosovo è nostro": lo slogan ripetuto, tra bandiere e canti patriottici anche in piazza a Belgrado da migliaia di persone che hanno sfilato, mentre gli studenti davano vita alla protesta negli atenei.

Manifestazioni anche a Mitrovica a ridosso del ponte sul fiume Ibar che taglia in due la città e separa le due etnie, serbi da una parte e albanesi dall'altra.

I Serbi in Kosovo sono oltre 100 mila e abitano per lo più nel nord, nell'area di confine vicino alla Serbia. Fedeli a Belgrado, ora minaccerebbero di staccarsi dal nuovo Kosovo indipendente, in cui non credono più di avere un posto.

Stesse bandiere e stessi canti in un altra enclave serba Kosovara, Gracanica. E stesse mano levate con le tre dita aperte nel simbolo della trinità ortodossa e del nazionalismo serbo.

A Gracanica si trova un monastero del 1300, capolavoro dell'arte medievale serba, un esempio del patrimonio artistico e culturale oltre che simbolico al quale i Serbi non intendono rinunciare.

Lo hanno ribadito a Banja Luka migliaia di studenti. Banja Luka è il capoluogo della Repubblica Serpska, entità a maggioranza serba in Bosnia. Se qualcuno ha diritto all'indipendenza - dicevano alcuni dei manifestanti - quelli siamo noi.

EuroNews

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lunedì, 18 febbraio 2008

17 febbraio: le reazioni in Bosnia Erzegovina

Cautela dei principali politici bosniaci sulla dichiarazione di indipendenza di Pristina, le posizioni restano per ora all'interno del quadro definito da Dayton. Manifestazioni a Banja Luka

La Bosnia Erzegovina ha seguito con preoccupazione ma in un'atmosfera di sostanziale calma la proclamazione di indipendenza del Kosovo e gli eventi che ne sono seguiti a Pristina, Mitrovica e Belgrado. Nelle loro prime dichiarazioni, i politici serbo bosniaci si sono mostrati più orientati ad utilizzare la questione kosovara per rafforzare la posizione della Republika Srpska all'interno del Paese che per spingersi al di fuori della cornice di Dayton. La Bosnia Erzegovina sembra dunque avviata a restare saldamente all'interno del quadro di stabile instabilità definito dagli accordi di pace firmati 13 anni or sono. Almeno per ora. Il botto innescato ieri a Pristina, infatti, non è ancora stato del tutto metabolizzato. Molto dipenderà dall'evoluzione degli avvenimenti nei prossimi giorni, e in particolare dalla posizione che assumeranno le cancellerie europee e internazionali. Se il risultato del 17 febbraio di Pristina dovesse essere comunicato come l'acquiescenza delle principali democrazie alla politica della costituzione di Stati su base nazionale, significherebbe che davvero il processo di disgregazione della Jugoslavia, come ritengono alcuni osservatori, non è ancora terminato. La delicata architettura istituzionale bosniaca sarebbe in questo caso la prima candidata nella regione a subire possibili contraccolpi.

I tre principali leader della Republika Srpska, Milorad Dodik (premier), Rajko Kuzmanovic (presidente) e Igor Radojicic (presidente del Parlamento), hanno emesso una dichiarazione congiunta nella serata di ieri, affermando che i cittadini della RS hanno il diritto di protestare in forma pacifica e dignitosa contro questo atto unilaterale ma che ogni incidente, provocazione o azione violenta sarebbe contrario agli interessi della RS, danneggiandone la stabilità politica.

Il premier Dodik ha inoltre dichiarato all'agenzia Srna che la proclamazione di Pristina rappresenta “un evidente calpestare tutte le convenzioni internazionali”, aggiungendo in modo sibillino che la RS e i suoi cittadini devono in questo momento rimanere calmi e “trarre insegnamento da questa dichiarazione unilaterale di indipendenza”.

Alla domanda su cosa potrebbe accadere se l'opinione pubblica in RS reclamasse un referendum per l'indipendenza dell'entità, Dodik ha dichiarato che ogni processo deve avere una propria legittimità e che deve prima essere chiaro se il suo risultato possa essere riconosciuto in maniera legale oppure no.

Una sessione speciale dell'assemblea parlamentare della RS si terrà nella giornata di oggi, lunedì, a Banja Luka, per adottare una posizione ufficiale sul Kosovo e discutere la situazione creatasi dopo la dichiarazione di Pristina.

Diverse associazioni e organizzazioni non governative, intanto, hanno invitato i cittadini a scendere in piazza e protestare. Le manifestazioni però, per il momento, non hanno però avuto molto seguito.

Gli organizzatori di queste prime manifestazioni, tuttavia, hanno rilasciato alcune dichiarazioni sulla questione del possibile referendum. Dane Cankovic, presidente della ong “La scelta è nostra”, ha dichiarato che questo era solo l'inizio e che in marzo verrà organizzata una grande manifestazione per chiedere al premier Dodik di mantenere le sue promesse elettorali sul referendum per l'indipendenza della Republika Srpska.

Il leader del cartello di ong “Spona”, Branislav Dukic, ha invece dichiarato che la propria organizzazione chiederà all'assemblea parlamentare di Banja Luka di dichiarare l'indipendenza della RS nel caso che l'Europa e gli Stati Uniti riconoscano l'indipendenza del Kosovo, senza il bisogno che venga organizzato un referendum sulla questione.

Dukic ha anche sostenuto che, nel caso in cui i Paesi della ex Jugoslavia riconoscano l'indipendenza kosovara, tutti i poteri che in questi anni sono stati trasferiti dal livello delle entità a quello statale dovrebbero essere restituiti.

Sotto il profilo istituzionale, la questione più delicata che la Bosnia Erzegovina dovrà affrontare è quella dell'eventuale riconoscimento del Kosovo. Dodik ha però già lasciato chiaramente intendere che la RS, attraverso i propri rappresentanti nelle istituzioni comuni, non autorizzerà mai il riconoscimento della dichiarazione di Pristina.

In realtà anche i rappresentanti bosgnacco (bosniaco musulmano) e croato dell'ufficio di presidenza bosniaco hanno dimostrato grande cautela.

Haris Silajdzic (nella foto in alto a sinistra) ha infatti dichiarato che l'indipendenza del Kosovo non riguarda la Bosnia, e che le istituzioni bosniache non permetteranno che la questione abbia conseguenze negli affari interni del Paese.

Il rappresentante croato invece, Zeljko Komsic, ha ribadito che la Bosnia Erzegovina non ha nessuna fretta di riconoscere l'indipendenza del Kosovo, affermando che su questo esiste un consensus all'interno dell'ufficio di presidenza.

Il clima politico sembra riassunto dalle dichiarazioni dell'attuale Alto Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia Erzegovina, Miroslav Lajcak: “La RS non ha il diritto di secedere dalla BiH, allo stesso tempo nessuno può abolire unilateralmente la RS”. Come 13 anni fa insomma.

Le maggiori proteste, per ora, sono state rivolte contro la decisione del servizio pubblico radiotelevisivo bosniaco (BHRT) di mandare in onda in diretta la cerimonia di proclamazione dell'indipendenza del Kosovo.

Mladen Ivanic, ex ministro degli Esteri della BiH e leader del Partito del Progresso Democratico, ha definito la decisione del canale televisivo come “un attacco diretto contro i serbo bosniaci”.

Il presidente del Partito Democratico Serbo Mladen Bosic ha invece dichiarato che i cittadini della RS devono decidere se continuare a finanziare il servizio pubblico della Bosnia Erzegovina, un canale che manda in onda cose “che loro non vogliono vedere” come la proclamazione d'indipendenza del Kosovo.

Secondo Rajko Vasic, del Partito Socialdemocratico Indipendente (lo stesso del premier Dodik), la decisione della BHRT dimostra che la televisione pubblica opera contro i serbi e i croati unicamente nell'interesse dei bosgnacchi. Secondo Vasic il servizio pubblico dovrebbe ritornare di competenza delle entità, come definito dagli accordi di Dayton.

Dayton e le entità, appunto. Le polemiche si limitano a questa dimensione, nulla di nuovo per lo scenario politico bosniaco. Almeno per il momento.

18.02.2008    scrive Andrea Rossini    (Osservatorio sui Balcani)
nota: Ci capita spesso di pubblicare articoli e opinioni tratti dal sito Osservatorio sui Balcani. Anche se  dovesse accadere che per un periodo questo fatto non si verifichi, ci tengo a segnalare ai lettori di seguire sempre il sito in questione, data l'alta qualità dello stesso.
LibertAria - V. Taradash
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domenica, 17 febbraio 2008

Stato d'allerta in Bosnia

SARAJEVO - La polizia della republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia) è in stato d'allerta e decisa a prevenire eventuali incidenti nel caso di proteste di massa alla eventuale proclamazione dell'indipendenza del Kosovo, prevista per questo fine settimana. Lo ha reso noto il ministero dell'interno della Rs.
Spona, un movimento di 11 associazioni non governative, tra cui quella dei veterani della guerra in Bosnia (1992-95), ha annunciato ieri manifestazioni di protesta in tutta la Rs. Nel caso l'Unione europea e i paesi dell'ex Jugoslavia riconoscano l'indipendenza del Kosovo, ha annunciato dall presidente della Spona, Branislav Djukic, queste associazioni chiederanno al parlamento della Rs di proclamare immediatamente, senza un referendum, l'indipendenza della Rs da Sarajevo. Richieste simili, anche se meno esplicite, sono state avanzate anche dal Partito radicale della Rs, emanazione dell'omonima formazione politica della Serbia, e dal Partito democratico serbo (Sds, nazionalista).
Il primo ministro della Rs, Milorad Dodik, ha dichiarato ieri che comprende le richieste della Spona, ma che le istituzioni devono con molta cautela valutare i tempi e le azioni da intraprendere.
I leader serbo bosniaci da tempo si oppongono fortemente a un eventuale riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte della Bosnia e ieri il presidente del parlamento serbo bosniaco, Igor Radojicic, ancora una volta ha annunciato possibili forti contrasti tra Banja Luka e Sarajevo, perché la Rs, ha detto, non accetterà il riconoscimento di questo nuovo stato.


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lunedì, 28 gennaio 2008

Dodik: demilitarizzare la Bosnia

Il Premier Milorad Dodik, intervenendo in occasione al forum di Berlino organizzazione dalla Friedrich Ebert Foundation del 23 gennaio, ha affermato che la Bosnia Erzegovina deve essere completamente demilitarizzata, considerando le forti tensioni che ancora la tormentano.

Il leader del Partito democratico indipendente della Republika Srspka, interviene al forum di Berlino della Friedrich Ebert Foundation, affermando che "la Bosnia e Erzegovina deve essere completamente demilitarizzata e che le stesse forze armate bosniache devono essere abolite." Questo in relazioni alle crescenti tensioni interne che spingono il leader a temere una qualche reazione ostile nei confronti delle entità che costituiscono la Bosnia, e in particolare verso la Republika Srpska, che troppo spesso viene minacciata di isolamento, anche con eccessiva leggerezza. Dodik infatti precisa che "la Nato può garantire la sicurezza della Bosnia", e che "l'attuale esercito della BiH è una caricatura".
Il suo intervento ha tuttavia sollevato la dura replica della comunità bosniaca, e in particolare del Partito dei Bosniacchi per la BiH (SBiH) che ha definito la dichiarazione di Dodik "irresponsabile ed inaccettabile", in quanto non ha considerato il fatto che resterebbero in vita gli eserciti dei Paesi confinanti, e ha dimenticato la struttura militare della Bosnia. Infatti, sotto la soprintendenza della comunità internazionale e della Nato stessa, gli eserciti delle tre entità che costituiscono la Bosnia, sono stati uniti sotto la medesima struttura militare, andando a formare l'esercito bosniaco. Per cui, affinchè sia decisa la demilitarizzazione completa occorre che ci sia l'accordo di tutte le entità, tra cui quella bosniacca e croata, che non accettaranno mai un tale compromesso temendo, per esempio, l'esercito della Serbia. Inoltre, fa notare il Partito dei Bosniacchi che l'esercito della Bosnia è attualmente schierato in Iraq, e la sua abolizione potrebbe compromettere la stabilità finanziaria dell'intera nazione. Le parole di Dodik sono state in ogni caso manipolate e non contestualizzate, considerando che rispondono all'esigenza di garantire, prima di ogni cosa, la sicurezza della Republika Srpska .

da Rinascita Balcanica

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lunedì, 21 gennaio 2008

Bosnia Erzegovina: tredici costituzioni, dodici anni di recessione

Il premier Dodik ha dichiarato che intende odificare almeno una cinquantina dileggi e normative emesse dalla comunità internazionale e non smette di ripetere che i serbobosniaci sono "la parte migliore della Bosnia Erzegovina"
Roma, 20 gen.- Nonostante l’accettazione dei principi del Saa (Accordo di Associazione e Stabilizzazione) con la Ue firmato con grande euforia lo scorso 4 dicembre la Bosnia-Erzegovina è in piena crisi. I tanto celebrati Accordi di Pace di Dayton del 1995 sono una zavorra che ha solo garantito la continuazione della permanenza al potere di una classe politica che non si è certo preoccupata troppo della creazione di uno stato unitario democratico. Il compromesso di Dayton, ebbe sicuramente il merito di fermare il conflitto, ma al tempo stesso ha generato una fragile architettura di State Building, istituendo un debolissimo Stato centrale costituito da due “Entità”: quella della Repubblica Serba (con il 49% del territorio) e quella della Federazione croato-musulmana (con il 51%), seguendo in sostanza la suddivisione per linee etniche tra i gruppi maggioritari nel paese e soddisfacendo in tal modo le richieste dei “signori della guerra” presenti al tavolo della pace.

In particolare la legislazione prodotta dagli Accordi di Dayton si è basata sul (devastante) principio della sovranità etnica come principio fondante del nuovo stato di Bosnia-Erzegovina. La conseguenza è che la Costituzione stessa è diventata la base politico-legale per incessanti conflitti fra le nazionalità e per far prevalere gli interessi delle due Entità rispetto a quelli dello Stato unitario. Il principio etnico pervade tutte le istituzioni dalla Presidenza al Parlamento alle due Assemblee delle Entità e viene ovviamente utilizzato in funzione bloccante da ciascuna tre componenti etniche appena di sentono minacciate da qualche norma o legge ritenuta ingiusta o limitante. Solo la Corte Costituzionale, l’unica istituzione immune dal dogma etnico perché integrata da una componente internazionale, si oppone alla strumentalizzazione che ne fanno le elite politiche bosniache. Il tutto è aggravato dai troppi livelli di governo: ad oggi lo Stato di Bosnia-Erzegovina conta due Entità, dieci cantoni e un distretto, il che equivale a ben quattordici governi, tredici costituzioni e oltre cento ministri: un vero mostro burocratico che divora le magre casse statali e che ha prodotto in questi dodici anni un profondo arretramento economico e sociale.

Il mandato internazionale, coordinato dallo slovacco Miroslav Lajcak, previsto dagli Accordi di Dayton è stato prorogato di un anno per fronteggiare questa pericolosa situazione. Il motivo di questa clamorosa inversione va trovato nei risultati dell’ultima campagna elettorale, che ha condotto al voto del primo ottobre 2006. Una campagna caratterizzata da toni di una violenza inedita dai tempi della guerra. E da tempo due delle tre componenti etniche agiscono sempre più nella direzione opposta ai desideri della Ue. Milorad Dodik, il vero padrone della Republika Srpska (Rs), ribadisce a più riprese: «Per la polizia della Republika Srpska cambiamo l’Europa». Minaccia la secessione per impedire la cruciale riforma della polizia, vero nerbo del controllo del territorio. Tra le due Entità la Republika Srprska è quella messa meglio, avendo il vantaggio della omogeneità etnica. Ha un livello di efficienza di governo superiore della vicina federazione croato-musulmana che invece è sempre più spaccata al suo interno per i contrasti tra le due etnie principali. Il premier Dodik ha dichiarato che intende modificare almeno una cinquantina di leggi e normative emesse dalla comunità internazionale e non smette di ripetere che i serbo-bosniaci sono «la parte migliore della Bosnia-Erzegovina». Dall’altro lato i politici croati della BiH premono per la creazione di un “canale tv croato” nel sistema delle emittenti tv pubbliche della repubblica bosniaca.

Inesorabilmente i nodi irrisolti di Dayton stanno venendo al pettine. Uno scenario sempre più da incubo è l’instaurarsi della relazione tra il Kosovo, che potrebbe anche a breve dichiarare in modo unilaterale l’indipendenza, e il futuro della Republika Srprska (Rs). Cosa potrebbero fare la Rs e la Serbia? Secondo molti osservatori, la Rs sulla scorta del referendum del Montenegro, potrebbe indirne uno simile e lasciarsi poi le mani libere di poter decidere se diventare uno stato indipendente riconosciuto internazionalmente oppure unirsi alla Serbia. Questa tentazione di scambio Kosovo – Republika Srprska è uno scenario molto plausibile, che piace sia a Belgrado che a Mosca. Lo scambio, specie se lo cose precipitassero, potrebbe diventare un’opzione apprezzabile per molte Cancellerie europee al fine conciliare i contrasti con Belgrado, che inevitabilmente sorgeranno da una eventuale dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo. In ogni caso dodici anni di immobilismo e recessione economico-sociale sono una punizione assurda per tutti i cittadini bosniaci, che da cittadini europei rischiano invece di diventare cittadini di un failed state nel cuore dell’Europa: la Bosnia-Erzegovina.

Marco Leofrigio 
geopolitica.info
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lunedì, 10 dicembre 2007

Bosnia: presidenziali RS, vince candidato del premier Dodik

Rajko Kuzmanovic, candidato della Lega dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), il partito del premier della Republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia) Milorad Dodik, ha vinto le elezioni anticipate, indette dopo l'improvvisa morte il 30 settembre del presidente Milan Jelic, e sarà il settimo presidente della Rs.

Secondo i dati preliminari resi noti la scorsa notte, Kuzmanovic ha ottenuto il 44,5% di consensi. Al secondo posto si è piazzato Ognjen Tadic, del nazionalista Partito democratico serbo (Sds), con il 33,3%, seguito dall'ex ministro degli esteri nel governo centrale bosniaco, Mladen Ivanic, leader del Partito del progresso democratico (Pdp), con il 16% di voti.

Il risultato dello scrutinio è soprattutto dovuto alla popolarità dell'Snsd e del suo leader, piuttosto che a quella dello stesso Kuzmanovic, 76 anni, presidente dell'Accademia delle scienze di Banja Luka.

La scarsa affluenza alle urne - si è recato a votare poco più del 35% degli 1,1 milioni di elettori - ha provocato, però, speculazioni su un calo di consensi per il partito al governo. "La Rs è oggi stabile grazie alla dirigenza dell'Snsd che guida con successo la Rs", ha detto invece Kuzmanovic, promettendo che sarà "il presidente di tutti gli abitanti" dell'entità.

ATS

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Chi sono

Blogger: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...


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12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria

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