Sarajevo - Bosnia

Blog italo-bosniaco di informazione sulla Bosnia. Contro ogni forma di discriminazione: etnica, politica, religiosa, culturale. L'intolleranza non è tollerata. La menzogna neppure.
giovedì, 27 marzo 2008

Carla Del Ponte: La mia caccia testarda ai boia dei Balcani

In un libro di memorie il procuratore dell’Aja racconta le sue battaglie l’incontro con Tenet, capo della Cia, e la scoperta del muro di gomma
CARLA DEL PONTE
Da bambina andava a caccia di serpenti con i suoi fratelli nei boschi di Bignasco, Vallemaggia, Svizzera italiana; da adulta le è capitato di cacciare gli strateghi del terrore nei Balcani, la guerra più antica e feroce che s’è consumata nella vecchia Europa dopo la fine del conflitto mondiale. Carla Del Ponte, dopo aver lavorato insieme a Giovanni Falcone sulla mafia in quanto procuratore capo della Confederazione elvetica, tra il 1999 e il 2007 ha diretto la procura del Tribunale per i crimini di guerra dell’Onu. È stata lei a portare in giudizio il primo capo di Stato, Slobodan Milosevic. Le sfuggono invece gli altri due pesci grossi di questa difficile «caccia»: Ratko Mladic e Radovan Karadzic. I ricordi e i retroscena di questa incompiuta sono ora raccolti in un libro che andrà a giorni in libreria e che si intitola appunto La caccia (Feltrinelli, 412 pag, 20 euro) scritto dalla Del Ponte insieme con Chuck Sudetic, già reporter del New York Times in Jugoslavia, poi collaboratore del procuratore all’Aja. Del libro anticipiamo una parte del prologo, dove Carla Del Ponte racconta delle difficoltà nella caccia e fa capire perché Mladic e Karadzic siano tuttora latitanti.

Durante la mia prima visita a Washington come Procuratore capo dei Tribunali per i crimini di guerra delle Nazioni Unite, mi sono rivolta a uno degli uomini più potenti della Terra per chiedergli aiuto.

Questo accadeva un mercoledì pomeriggio della fine di settembre del 2000, all’inizio della lunga serie di appelli che nel corso degli anni avrei rivolto a funzionari governativi e capi di organizzazioni internazionali. Avevo bisogno che forzassero la mano di stati non collaborativi come la Serbia, la Croazia e il Ruanda; avevo bisogno che ci aiutassero a ottenere materiale di prova; e, soprattutto, avevo bisogno che ci aiutassero ad arrestare latitanti imputati di crimini di guerra. La sede di questo specifico appello era adiacente alla Casa Bianca, nell’Old Executive Office Building. Un assistente accompagna me e i miei consulenti attraverso il portone d’ingresso. \ Attraversiamo un corridoio che rimbomba dei nostri passi. Poi ci troviamo faccia a faccia con il Potere, sotto le spoglie di George Tenet, direttore della Central Intelligence Agency. È oberato di impegni, impegni pressanti. Dieci anni dopo l’invasione irachena del Kuwait e l’imposizione di sanzioni economiche che hanno distrutto la vita di centinaia di migliaia di iracheni, Saddam Hussein è ancora al potere. Tutti si lamentano che il prezzo del petrolio sia balzato a trentacinque dollari al barile, e tra poche ore a Gerusalemme Sharon salirà sul Monte del Tempio, l’Haram al-Sharif, accendendo la miccia della Seconda intifada. Forse Tenet sa già che nell’arco di qualche settimana la folla invaderà le strade di Belgrado rovesciando Slobodan Milosevic. Nella Corea del Nord, Kim Jong-il si balocca con le armi nucleari. Gli agenti della Cia sono sulle tracce di Osama bin Laden. All’11 settembre mancano ancora undici mesi.

Quello di cui ho bisogno è che Tenet coordini le attività della Cia con gli sforzi del nostro ufficio e di altre agenzie di intelligence per aiutarci a catturare due degli uomini più ricercati al mondo, Radovan Karadzic e Ratko Mladic. Il Tribunale li ha incriminati con imputazioni relative, tra l’altro, all’assedio e al bombardamento di Sarajevo, a operazioni di pulizia etnica che hanno provocato centinaia di migliaia di profughi, e all’uccisione di quasi settemilacinquecento prigionieri musulmani, uomini e ragazzi, a Srebrenica: il più vasto massacro avvenuto in Europa dopo quelli delle settimane che seguirono la fine della Seconda guerra mondiale. \ La mia opinione è che potrebbe metterci a disposizione le informazioni raccolte dalla Cia nelle sue operazioni di sorveglianza, intercettazioni telefoniche, consigli e sostegno per gli arresti...

Tenet commenta che Karadzic gli ricorda un capomafia siciliano. Non mi sfugge l’ironia. Di boss mafiosi ne so qualcosa. E Tenet, con le sue origini greche, trasuda una passione mediterranea, una forza di volontà autoritaria e altre qualità tipiche dei capimafia siciliani. La cosa mi va a genio, perché ogni capo di un’organizzazione di spionaggio ha bisogno di queste qualità perché le sue attività siano efficaci. Mi assicura che la Cia è attivamente impegnata nella caccia all’uomo, ma che mettere le mani su Karadzic, che non parla mai al telefono né firma mai una carta, è un compito impervio: «Di gente così ne sto inseguendo in tutto il mondo... Ci abbiamo messo sette giorni per trovare Noriega, con ventimila GI». Butta lì il nome di bin Laden. Poi aggiunge: «Karadzic è la mia priorità numero uno». \

Non dovrei essere tanto ingenua. Confido che Tenet faccia seguire i fatti alle parole. Non immagino che stia innalzando quello che noi di lingua italiana chiamiamo il «muro di gomma», il rifiuto travestito da qualcosa che non sembra un rifiuto. \ La mia carriera ha avuto inizio con una lunga serie di collisioni con il muro di gomma, collisioni seguite talvolta da forme di resistenza più rozze, quando non da minacce fisiche. Mi sono scontrata e continuerò a scontrarmi con il muro di gomma in occasione di incontri con molti personaggi potenti, da finanzieri della mafia a banchieri e politici svizzeri, da capi di stato come George Bush e primi ministri come Silvio Berlusconi, a burocrati responsabili di uffici governativi e di vari dipartimenti delle Nazioni Unite e, più avanti nel mio incarico, ministri degli Esteri europei che sembravano prontissimi ad accogliere la Serbia nell’abbraccio dell’Unione europea anche quando leader politici, poliziotti e militari serbi davano rifugio a uomini responsabili dell’uccisione a sangue freddo, sotto gli occhi del mondo, di migliaia di prigionieri. L’unico modo che conosco per sfondare il muro di gomma e servire gli interessi della giustizia consiste nel cercare, con costanza e persistenza, di imporre la mia volontà.

* * *

Nella primavera del 2001, ho avuto il mio secondo incontro con il Potere nelle vesti di George Tenet. Questa volta il luogo era il quartiere generale della Central Intelligence Agency, un complesso di vetro, acciaio e cemento sormontato da antenne che proiettavano i voleri di quest’uomo e dei suoi superiori in ogni capitale e in ogni angolo del mondo devastato da una guerra. \ Tenet esce a ricevermi nel corridoio subito prima del nostro colloquio. «Carla» esclama, «la mia cara Madame Prosecutor.» Poi vengono i bacini-bacetti, che tanto mi danno sui nervi. Entriamo in una sala riunioni senza finestre e con le pareti rivestite di pannelli, forse legno di ciliegio. Tenet si siede alla testa del tavolo, dopo che io ho preso la sedia accanto alla sua. Dice qualche bagattella in tono informale. Specifica che non può dirmi tutto quello che la Cia sta facendo. È comprensibile. Assicura che arrestare i nostri latitanti rimane una priorità alta. Dice che sono state condotte operazioni che non hanno avuto successo e queste dichiarazioni mi facilitano abbastanza il compito di venire al punto senza tanti discorsi infiorettati e mielate espressioni di gratitudine. Forse è stato un errore immaginare che Tenet, il top delle spie della superpotenza, non scambierà la mia franchezza per mancanza di rispetto: «George, ci siamo visti a settembre. Allora mi hai detto che Karadzic era la priorità numero uno della Cia. Ma sono passati sei mesi e, visti i risultati, faccio fatica a crederti». I pezzi grossi dell’intelligence non amano che qualcuno che non faccia parte del giro dica loro come fare il loro mestiere, e molti pensano di non aver nulla da guadagnare e molto da perdere mettendosi a inseguire criminali di guerra in terre lontane. Forse a Tenet brucia che io abbia detto quelle cose davanti al suo staff. Ma sa che non sono venuta a ringraziare gli Usa per il loro appoggio finanziario alle Nazioni Unite. Sa che sono lì per discutere di come assicurare l’arresto di Karadzic e Mladic. A questo punto so che quello che ha fatto nel nostro precedente incontro di settembre è stato innalzare il muro di gomma, quando mi assicurava che Karadzic era una priorità allo stesso livello di bin Laden. Ma se il direttore della Cia mi dice che arrestare Karadzic è una priorità, io presumo che gli operativi della Cia siano sufficientemente competenti per realizzare tempestivamente gli obiettivi del loro direttore. «Quali misure sono state prese per assicurare gli arresti?» domando. «In che modo la Cia può cooperare con il Tribunale?» L’Ufficio della Procura ha intenzione di formare un team che si occupi di rintracciare i fuggitivi, gli dico. Poi propongo di elaborare una nuova strategia per arrestare Karadzic. Penso che, entro i limiti della legge degli Stati Uniti, dovremmo essere in grado di scambiare informazioni e di lavorare di conserva con le agenzie di intelligence di altri paesi, in particolare di Francia, Gran Bretagna e Germania. Se non avete intenzione di fare qualcosa, dico, penso che dovreste almeno sostenere i nostri sforzi. «Guarda, Madame» risponde Tenet, «che di quello che pensi tu non me ne frega un cazzo».
da LaStampa.it
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venerdì, 25 novembre 2005

BOSNIA: UE, FORZA POLIZIA FINO A 2007 MA CON MENO UOMINI

(ANSA) - BRUXELLES, 24 NOV - Il Consiglio europeo ha deciso oggi l'estensione fino alla fine del 2007 del mandato della missione di polizia dell'Ue in Bosnia Erzegovina (Eupm), ridimensionandone pero' il contingente. La forza europea si concentrera', secondo quanto era stato gia' anticipato, maggiormente sulla lotta al crimine organizzato, attraverso metodi piu' ''intraprendenti'', e sulla riforma di polizia. La revisione del mandato segue una esplicita richiesta da parte delle autorita' bosniache. La modifica comportera' anche un ridimensionamento degli effettivi sul campo, che secondo fonti di Bruxelles, passeranno a circa 150 da un numero attuale che e' intorno ai 300/400. Nel modificare il mandato dell'Eupm, il Consiglio ha di conseguenza rivisto il ruolo del rappresentante speciale dell'Ue in Bosnia, attualmente ricoperto dal britannico Paddy Ashdown, in relazione ai suoi poteri sulla missione di polizia. L'Eupm e' sul campo in Bosnia dal gennaio 2003, e' guidata dal militare irlandese David Carty e conta truppe provenienti da tutti i 25 paesi membri dell'Ue e da nove paesi esterni all'Unione.

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domenica, 28 agosto 2005

Tornando a Karađžić: smentite e precisazioni

L'arcivescovo della chiesa ortodossa Amfilohije ha smentito di aver mai invitato Sua Criminalità Radovan Karađžić alla resa.

Nell'articolo di ieri inoltre si riportava la notizia del fermo di Dragan Zelenović (nella foto),  da parte della polizia russa. Zelenović, ex paramilitare serbo-bosniaco, è accusato dal TPI di stupri etnici e torture contro prigionieri musulmani a Foča. Si diceva che l'arresto non è confermato, essendo stato seguito da una serie di no comment russi ad ogni richiesta di conferma.
Oggi arriva una precisazione: non ci sono ancora conferme all'arresto di Zelenović.

Se lo saranno mangiato? Mah...

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domenica, 19 giugno 2005

Un anonimato riconoscibile... e notizie su qualche galantuomo

Apro questo post con una richiesta semplice semplice, rivolta ai commentatori anonimi che spesso incontro nel blog. I commenti per noi sono importantissimi. Sono uno sprone a continuare e a cercare di migliorare sempre. Sono inoltre un modo per capire il livello di conoscenza di chi legge, e cercare di essere più chiari e completi nell'informazione. E poi, ovviamente, c'è il piacere molto egoistico di sapere che qualcuno segue con interesse...

La richiesta è questa: per chi non è iscritto a splinder o, per motivi suoi, non vuole essere identificato con un blog o altro, e per questo risulta utente anonimo, sarebbe per me (e son convinto, anche per LibertAria) più semplice e gradevole che si firmasse in modo riconoscibile, con una sigla o un nick creato allo scopo insomma.

Questo perché è più semplice seguire il filo di un dialogo se, per esempio, so che l'anonimo n.3 del post n.7 è la stessa persona che risulta come anonimo n.8 del post n.20......
Ehm... è chiaro il senso? Spero di sì... e passo al post vero e proprio.

Tra i commenti di oggi ho trovato questo :

richieste a voi redattori:

1-sapete che fine ha fatto Mirko Jovic, leader delle Aquile Bianche, milizia paramilitare responsabile di crimini in Croazia e Bosnia?
2-e Sinisha Vucinic, leader dei Falchi Serbi? (Anch'essi paramilitari cetnici)
3-e sulle Guardie Serbe di Vuk Draskovic, l'attuale ministro della Serbia, ci sono inchieste?

Draskovic su "Srbi morajo zhiveti" in "Srpska rec" 24 maggio 93 ,pag. 46 affermava che la Bosnia doveva appartenere alla Grande Serbia, con la Krajna, Macedonia e Montenegro. E in inglese diceva il contrario...
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la curiosità mi viene dalla lettura dell'opuscolo di Philip Cohen "Drugi svjetski rat i suvremeni cetnici" ed. CERES -knjiga 21 - 1997.
grazie!

Cerco di rispondere qui visto che potrebbe interessare anche altre persone che non vanno a sbirciare tra i commenti.

Prima di tutto ammetto di non avere notizie fresche su questi loschi personaggi, tranne ovviamente il ministro degli Esteri serbo,  Vuk Drašković (foto). Per chi ha seguito le sue gesta negli ultimi 15 anni, dovrebbe essere abbastanza chiaro che nulla di quello che fa o dice  è chiaro... (gioco di parole appropriato).

Io ho una convinzione che non è mai cambiata a proposito di Drašković, e cioè che si tratta di persona psicologicamente labile. Non è una battuta. E' semplicemente quello che penso. Credo che abbia problemi di paranoia e mania di persecuzione. In parole povere è assolutamente fissato con i servizi segreti. Li vede dappertutto tanto da agire in modo tale da finire poi davvero vittima di complotti vari (vedi attentati rapimenti ecc.).

Per rientrare in tema, non ci sono inchieste dirette sul ruolo di Drašković durante la guerra.
Ci sono e ci sono stati invece alcuni procedimenti contro ex appartenenti alla sua Srpska Garda, ma solo a livello individuale.

Passiamo a Mirko Jović (altra brava persona)... 
Durante la guerra comandava le Aquile Bianche (Beli orlovi).
Lo scorso anno è stato candidato alle presidenziali per il Partito Radicale Popolare (NRS) di cui è leader. Si tratta di un partito che si autodefinisce di sinistra e che fa parte dello schieramento pro-Milošević. Ha ottenuto 4.288 voti, corrispondenti allo 0.1%. Di lui non so altro.

Siniša Vučinić, presidente del Partito Radicale di Sinistra "Nikola Pašić", faceva parte della guardia armata privata di Milošević. Al momento del suo arresto si trovava nella residenza dell'ex presidente serbo e, completamente ubriaco, comandava gli uomini della scorta.

Di Vučinić ho sentito parlare un paio di mesi fa da qualcuno, ma non mi ricordo chi. Mi pare che riguardasse una sua apparizione in radio o in Tv (B92) dove ha avuto un contraddittorio molto pesante con l'ex vicepremier Čedomir Jovanović. Ma, sinceramente, per qualche ragione che ora non so, non ho prestato grande attenzione alla cosa.

In ogni caso, almeno per quanto mi risulta, i galantuomini di cui chiedi godono ottima salute.
Scusa la pochezza delle informazioni ma non riesco a seguire tutto e tutti. Questo Paese (la Bosnia) è una fabbrica di notizie... non è facile. Ciao.

postato da bosny alle ore 02:57 | Permalink | commenti (31) / commenti (31) (pop-up)
categoria: opinioni, comunicazioni, risposte


Chi sono

Blogger: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...


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12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria

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