È stato firmato l'accordo di Associazione e Stabilizzazione (Asa) tra Unione Europea e Bosnia-Erzegovina. Si tratta del primo passo verso l'integrazione del Paese nella Ue.
A Lussemburgo durante una cerimonia ufficiale, il premier bosniaco Nikola Spiric e i rappresentanti della presidenza di turno slovena dell'Ue hanno firmato l'intesa alla presenza del leader dei musulmani di Bosnia, Haris Silajdzic.
L'Unione europea aveva dato lo scorso aprile, il suo consenso alla firma di tale accordo dopo che il parlamento bosniaco aveva approvato le leggi sulla riforma della polizia. L'Alto rappresentante della comunità internazionale per la Bosnia- Erzegovina, lo slovacco Miroslav Lajcak, aveva avvertito i politici locali che solo una riforma della polizia avrebbe potuto spianare la strada alla firma dell'Accordo di Associazione e Stabilizzazione.
21.04.2008 scrive
Bruxelles, 27 feb. (Apcom) - L'Unione europea ha rinunciato a pretendere dai politici della Bosnia-Erzegovina l'unificazione delle forze di polizia per procedere alla firma dell'Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa). Bruxelles, ha indicato il comandante della missione di polizia Ue a Sarajevo, il brigadiere generale dei Carabinieri Vincenzo Coppola, si accontenterebbe di un "forte coordinamento" tra le varie forze di polizia del Paese, divise su basi etniche, che verrebbe garantito dalle due leggi attualmente in esame al Parlamento di Sarajevo. Le due leggi metterebbero in pratica l'accordo politico sulla riforma della polizia raggiunto a Mostar a fine ottobre dai rappresentanti delle tre comunità principali del Paese: serbi, bosniaco-musulmani e croati. Ma la loro approvazione è messa a repentaglio dal recente voltafaccia del leader del principale partito bosniaco musulmano Sda, Suleiman Tihic (Sda), che ha sconfessato l'intesa di Mostar rimproverando all'Ue un approccio troppo indulgente nei confronti dei serbo-bosniaci, i quali hanno rilanciato i loro propositi separatisti sull'onda dell'indipendenza del Kosovo. Secondo Coppola, che ha parlato con alcuni giornalisti a Bruxelles, i politici bosniaci "devono ancora dimostrare di voler entrare in Europa, cioé di essere disposti a negoziare abbastanza per poter raggiungere un risultato positivo". Il comandante Ue si è dichiarato ottimista sulle chance di un accordo a condizione che i leader serbo-bosniaci "prenderanno il loro tempo". Entro due settimane, comunque, le leggi sulla polizia dovrebbero essere votate.
Fonte: Apcom
L'esperto dei paesi dell'Est spiega come la situazione attuale sia il risultato di una cattiva gestione da parte delle organizzazioni internazionali. Ma il problema nasce adesso
Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza, la Serbia non l’ha accettata, l’Ue e l’Onu si sono divise. Riconoscere uno stato etnico si rivelerà davvero una bomba nelle mani dell’Europa?
Si sta già dimostrando tale. Una società democratica come la Serbia ha perso una parte del suo territorio per la decisione di altri stati. Quali saranno le conseguenze? Già si vedono le prime divisioni. L’Italia ha seguito i più forti, ma la Spagna non ha riconosciuto il nuovo stato. A livello internazionale la Cina è contraria, mentre Taiwan si è dichiarata favorevole. E’ un grande pasticcio. Metà dell’Unione Europea ora dovrà trattare con il Kosovo, l’altra metà con la Serbia. Con il passaporto kosovaro dove si potrà andare? In Albania, forse. Ma non in Bosnia. Infine c’è il rischio di una nuova secessione interna. Se i serbi del Kosovo si dichiareranno appartenenti alla Serbia, chi potrà impedirlo? La Nato? Dovrebbe farlo con le armi.
Chi sarà danneggiato dalla nuova situazione?
Sicuramente non la Serbia. A Belgrado conviene disfarsi del Kosovo. Ha un’economia in pessime condizioni, che dipende per i 2/3 dalla Serbia. Ma in questo caso, più della convenienza, contano i meccanismi politico-culturali. Sono in Kosovo i monasteri che rappresentano una parte importante della storia della Serbia. Soltanto De Gaulle riuscì a convincere i francesi che era arrivato il momento di lasciare l’Algeria. Ma in Serbia non c’è nessuno che abbia tanto prestigio politico. D’altra parte la prospettiva di una Grande Albania che riunisca tutti gli albanesi dei Balcani, non è attuabile. Gli stessi albanesi non la vorrebbero. Mentre negli anni ’90 avevano ancora molto da imparare dal Kosovo, ora si sentono più avanzati.
Perchè l’indipendenza è arrivata proprio adesso?
Tutta questa fretta non è motivata. I turchi di Cipro aspettano da quaranta anni. Anche il Kosovo avrebbe potuto attendere ancora. Il problema è che c’è stata una forte carica emotiva, sin da quando l’Uck capì che l’unico modo per ottenere l’indipendenza era fare leva sui genocidi, sulla perdite umane. Non c’è stato nessun genocidio in Serbia. Ci sono stati crimini contro l’umanità, ma i numeri sono stati gonfiati. Non troverete nessun eroe nella storia dei Balcani.
Dunque, la Serbia cederà al ricatto? Il riconoscimento in cambio dell’ingresso nell’Unione Europea?
No, la Serbia non riconoscerà il Kosovo. C’è una parte della popolazione serba che vorrebbe entrare nell’Unione ma soltanto per i visti e i soldi. Per gli altri aspetti no. Non dimentichiamo che l’Europa ha bombardato Belgrado.
Che cosa succederà ora in Kosovo?
E’ difficile da dire. Il Kosovo è uno stato con grandi difficoltà interne. La Nato gli ha garantito la sicurezza, ma non ha fatto niente per combattere la corruzione e la criminalità. C’è il 40% di disoccupazione, la giustizia non riesce a far rispettare i contratti. In questo clima dilagano il commercio di droga, armi e corpi.
Ma il problema è quello che accadrà intorno al Kosovo. In breve la Bosnia sarà persa. I Serbi di Srpska chiederanno il referendum e presto si presenterà anche il problema delle minoranze croate. Il Montenegro e la Macedonia ancora non hanno riconosciuto il nuovo stato. Sarà il caos. Gli unici che riusciranno, come sempre, a trovare un accordo, sono i membri della mafia serba e kosovara. Loro hanno sempre collaborato benissimo, non hanno mai avuto problemi di divisione etnica.
E l’Italia?
L’Italia non conta niente sul piano internazionale e conterà sempre meno. Colpa della politica interna, troppo debole. E se non si decide in fretta sulla costruzione della Tav si rischia di perdere anche l’ultimo corridoio che passa per la Slovenia. Dovrebbe favorire il commercio e la circolazione delle merci in Europa. Ma in questo momento, i problemi per noi sono altri.
di Sonia Arpaia e Roberta Giaconi
(ANSA)- SARAJEVO, 23 FEB - Gli ambasciatori dei Paesi dell'Ue in Bosnia dicono no al referendum sull'indipendenza statale serbo-bosniaca sul modello del Kosovo. Hanno cioe' respinto la risoluzione del parlamento della Republika Srpska (Rs) a Banja Luka in cui si proclamava il diritto a sottoporre a referendum l'indipendenza. Per gli ambasciatori le due entita', in base alla Pace di Dayton, formano la Bosnia- Erzegovina (Rs e Federazione Croato-musulmana), e 'non hanno diritto alla secessione'.
Pieter Feith ha iniziato il suo mandato come rappresentante speciale dell'Unione europea in Kosovo. L'olandese, in un secondo tempo, guidera' la missione civile internazionale che vigilera' sull'indipendenza di Pristina. Nell'illustrare il nuovo incarico, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Javier Solana, aveva spiegato che Feith "offrira' consigli e il supporto dell'Ue nell'ambito del processo politico a promuovera' il coordinamento globale dell'Ue in Kosovo". Cinquantratre anni, Feith ha lavorato nei Balcani dal 1995 al 2001 per la Nato, soprattutto in Bosnia-Erzegovina dopo gli accordi di pace di Dayton.
LaRepubblica.it
Il 27 marzo si terrà a Belgrado (Serbia) una conferenza sulla situazione attuale e sul futuro della ricerca agroalimentare in Albania, in Bosnia-Erzegovina, in Serbia e nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.
La conferenza si baserà sui risultati del progetto finanziato dall'UE «Balkan Agrofood Network» (BAFN), che si concluderà nel mese di aprile del 2008. I partner del progetto hanno condotto un'indagine dettagliata sulla situazione della ricerca nel campo dell'agricoltura e dei prodotti alimentari nei Balcani occidentali e hanno stilato relazioni sulle capacità della ricerca in ciascun paese. I comitati di esperti hanno anche identificato priorità future per la ricerca agroalimentare nella regione. Sono state inoltre raccolte idee per potenziali progetti finanziati dall'UE.
Per ulteriori informazioni visitare:
http://www.bafn.eu
A pochi giorni dal cruciale turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali serbe, fissato per domenica 3 febbraio, l’Unione Europea non è riuscita a trovare l’unanimità per offrire a Belgrado l’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa). Ha dovuto invece ripiegare su una «dichiarazione politica», un accordo ad interim che prevede intese commerciali, sulla cooperazione economica, sul dialogo politico, sulla liberalizzazione dei visti e su una road map per favorire l’intesa finale. E che, come ha dichiarato a Bruxelles il capo della diplomazia slovena e rappresentante della presidenza di turno Ue, Dimitri Rupel, sostanzia «i tre quarti dell’Asa».
Tre quarti e non tutto perché nonostante l’appoggio ufficiale della presidenza slovena, l’opposizione del Belgio e soprattutto dell’Olanda hanno impedito l’approvazione dell’Asa stesso. Il delegato di Amsterdam ha insistito sulla necessità che Belgrado prenda prima più chiari impegni per la consegna dell’ex generale e criminale di guerra serbo-bosniaco Ratko Mladic, e ha posto il proprio veto.
Questo causerà certamente difficoltà supplementari a Boris Tadic, presidente uscente e capofila dei filoeuropei in Serbia, contro il suo avversario Tomislav Nikolic, che in nome del sempreverde nazionalismo estremista ferito dalla questione kossovara propone invece un avvicinamento allo storico alleato russo. Parte dell’opinione pubblica serba potrebbe infatti percepire l’atteggiamento europeo come troppo critico verso Belgrado. Il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic ha comunque espresso gradimento per l’offerta venuta dai Ventisette, parlando di «reale passo avanti» e di «giorno tra i più importanti nella storia delle relazioni tra Serbia ed Ue».
La firma dell’accordo, se la Serbia lo accoglierà, è in programma il 7 febbraio. Javier Solana, il “ministro degli Esteri” dell’Ue, ha sostenuto che comunque da Bruxelles è stato inviato a Belgrado «un messaggio molto chiaro: l’avvenire dei cittadini serbi si trova nell’Unione Europea». I serbi dovranno comunque prima scegliere tra Tadic e Nikolic, ovvero tra Bruxelles e Mosca. Ed è chiaro che se sceglieranno la seconda opzione tutto andrà ridiscusso.
Per il momento le prospettive sono quelle di un’ammissione della Serbia nell’Ue. Quando esattamente non si sa. Secondo Rupel, probabilmente «uno o due anni dopo la Croazia».
da IlGiornale.it
Bruxelles, 28 gen. (Apcom) -
L'Unione europea pretende dalla Serbia una collaborazione piena al lavoro del Tribunale penale internazionale sui crimini della ex Jugoslavia prima di firmare il patto di associazione e stabilizzazione (Asa). I ministri degli Esteri della Ue stanno discutendo in queste ore proprio sulla completezza o meno della collaborazione delle autorità serbe con il Tpi.
Per alcuni Paesi, in particolare l'Olanda e il Belgio, "piena collaborazione" vuol dire la consegna fisica al Tribunale in particolare di Ratko Mladic, ritenuto il responsabile del massacro di Srebrenica nel 1995.
Interpellata su cosa l'Unione europea intende per "collaborazione piena", Cristin Nagy, portavoce del commissario all'allargamento Olli Rehn, ha spiegato che vuol dire "fare tutto quello che è nel proprio potere per catturare i criminali e consegnarli alla corte dell'Aia".
12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria
