Sarajevo - Bosnia

Blog italo-bosniaco di informazione sulla Bosnia. Contro ogni forma di discriminazione: etnica, politica, religiosa, culturale. L'intolleranza non è tollerata. La menzogna neppure.
martedì, 17 giugno 2008

Ue. Firmato accordo Asa tra Unione Europea e Bosnia-Erzegovina

È stato firmato l'accordo di Associazione e Stabilizzazione (Asa) tra Unione Europea e Bosnia-Erzegovina. Si tratta del primo passo verso l'integrazione del Paese nella Ue.
A Lussemburgo durante una cerimonia ufficiale, il premier bosniaco Nikola Spiric e i rappresentanti della presidenza di turno slovena dell'Ue hanno firmato l'intesa alla presenza del leader dei musulmani di Bosnia, Haris Silajdzic.
L'Unione europea aveva dato lo scorso aprile, il suo consenso alla firma di tale accordo dopo che il parlamento bosniaco aveva approvato le leggi sulla riforma della polizia. L'Alto rappresentante della comunità internazionale per la Bosnia- Erzegovina, lo slovacco Miroslav Lajcak, aveva avvertito i politici locali che solo una riforma della polizia avrebbe potuto spianare la strada alla firma dell'Accordo di Associazione e Stabilizzazione.

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martedì, 22 aprile 2008

Nudi alla meta

 21.04.2008    scrive Massimo Moratti
Dopo l'approvazione della riforma della polizia, la Bosnia Erzegovina si avvia a firmare l'Accordo di Associazione con Bruxelles. I contenuti della riforma sono stati però sacrificati di fronte al rischio di instabilità regionale dopo l'indipendenza del Kosovo.
Nostro commento
Luce verde per la firma dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione (ASA) per la Bosnia ed Erzegovina. L’accordo sarà firmato molto probabilmente il 28 aprile prossimo, o in alternativa il 26 maggio, ma di fatto oramai la strada è stata spianata. Lo ha confermato Olli Rehn il 16 aprile scorso, immediatamente dopo che entrambe le camere del Parlamento della Bosnia ed Erzegovina avevano approvato le leggi necessarie per la riforma della polizia. Tali provvedimenti consistono nella legge sul “Direttorato per il coordinamento dei corpi di polizia” e nella legge sulle “Agenzie per il supporto delle strutture di polizia in Bosnia ed Erzegovina”, che prevede la creazione di una serie di istituti volti a coadiuvare il lavoro delle agenzie di polizia nel Paese.

In sospeso fino all’ultimo

L’adozione di queste leggi dà attuazione alla “dichiarazione di Mostar”, il documento multipartito che era stato firmato dai rappresentanti delle maggiori forze politiche bosniache lo scorso novembre, e che aveva consentito la parafatura dell’ASA. L’adozione della “dichiarazione di Mostar” era giunta al termine di una crisi istituzionale che per lungo tempo era sembrata senza via d’uscita.

La “dichiarazione di Mostar” aveva stabilito che ulteriori riforme della polizia sarebbero state adottate solamente dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione. Il percorso di adozione di queste due importanti leggi non è stato dunque facile e, ad un certo punto, l’accordo raggiunto con la “dichiarazione di Mostar” era sembrato in pericolo. A metà febbraio l'SDA (Partito di Azione Democratica) e l'SBIH (Partito per la Bosnia Erzegovina) avevano praticamente ritirato il proprio sostegno alla dichiarazione annunciando che avrebbero votato contro la bozza delle leggi approvate in Parlamento. Secondo questi partiti infatti i principi contenuti nella dichiarazione di Mostar non presentavano garanzie sufficienti per la creazione di una polizia centralizzata. L'SDA aveva anche ribadito che la riforma della polizia non era necessaria per la firma dell’ASA.

L'Ufficio dell'Alto Rappresentante (OHR) a quel punto era intervenuto con un comunicato stampa, precisando che non c’era altra soluzione per la firma dell’ASA e che la riforma della polizia doveva essere adottata così come previsto dalla “Dichiarazione di Mostar”.

Alla resa dei conti, quando si è arrivati al voto nelle due camere del Parlamento, nessuno dei partiti politici bosniaci si è voluto assumere la responsabilità di rimandare ulteriormente la firma dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione, e si sono quindi o astenuti o non hanno sollevato la questione degli interessi vitali che può bloccare l’intero procedimento.

La controversa riforma della polizia

L’adozione delle leggi sulla riforma della polizia è avvenuta solo dopo che l’Unione Europea aveva progressivamente ridotto i requisiti richiesti alla Bosnia ed Erzegovina per la conclusione dell’ASA. Inizialmente il modello di riforma della polizia, auspicato a suo tempo da Paddy Ashdown, era molto più ambizioso e controverso: si prevedeva infatti la creazione di un’unica struttura di polizia sotto la guida del Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina, e la creazione di regioni di polizia che non tenessero conto della linea di separazione tra le due entità (IEBL). Tale proposta aveva da sempre incontrato l’opposizione dei vari governi della Republika Srpska, ultimo tra i quali quello di Dodik, che della riforma della polizia aveva fatto uno dei punti principali della propria linea politica.

La proposta di Ashdown era già stata criticata dallo European Stability Initiative (ESI) che, in un recente rapporto (“The worst in class: How the international protectorate hurts the European future of Bosnia and Herzegovina”), aveva illustrato come la proposta Ashdown proponesse un modello di polizia centralizzato che rifletteva più una scelta di Ashdown che il risultato di un’attenta analisi della situazione. Il team di esperti dell’Unione Europea che si era occupato della possibile revisione delle forze di polizia, nel rapporto “Financial, Organisational And Administrative Assessment of The Bih Police Forces And The State Border Service: Final Assessment Report”, non aveva poi riscontrato che la presenza di un così gran numero di forze di polizia fosse una debolezza istituzionale di per sé: tale situazione era infatti compatibile con gli standard già esistenti in Europa (per esempio sia in Svizzera che nei Paesi Bassi vi sono circa 20 forze di polizia locali). Il problema, secondo loro, sussisteva nella mancanza di coordinamento tra queste forze di polizia.

Secondo quanto raccomandato dagli esperti UE, tra i criteri da prendere in considerazione per la riforma della polizia vi era quello di privilegiare un processo di consultazioni locali rispetto a quello di una riforma imposta dall’alto. Alquanto polemicamente, ESI faceva del resto notare che agli altri Paesi dell’ex Jugoslavia non erano state imposte condizioni così rigide per la firma dell’ASA e che, nel caso ad esempio della Macedonia, l’ASA era stato firmato addirittura quando il Paese era sull’orlo di una guerra civile. In sostanza, il processo di adesione all’Unione Europea della Bosnia ed Erzegovina era prigioniero della decisione unilaterale di Ashdown di favorire un certo modello di riforma della polizia, centralizzato e a scapito delle entità.

Cambio di rotta

Favorire la centralità a scapito delle entità, tradotto nella logica della competizione politica bosniaca, significa favorire i partiti che più di altri aspirano a centralizzare la Bosnia ed Erzegovina e cioè l'SDA e l'SBIH, i principali partiti bosgnacchi. Ciò crea una reazione uguale e contraria nei partiti della Republika Srpska (RS) che mirano a preservare le prerogative di quella entità, e la sua relativa autonomia. Non solo. Milorad Dodik, molto più dell'SDS (Partito Democratico Serbo), ha come obiettivo quello di resistere a tale centralizzazione, e di riprendersi le competenze che la RS ha trasferito a livello centrale nel corso di questi anni. Fondato o meno, questo timore blocca le possibilità di dialogo e rafforza le posizioni dell’uomo forte di Laktasi all’interno della RS.

Consapevole della potenziale pericolosità di questa situazione, nell’agosto del 2007 l'OHR ha fatto circolare tra i maggiori partiti politici della Bosnia ed Erzegovina un Protocollo sulla riforma della polizia. Il testo non è stato reso pubblico, ma è facile ritenere che sia stato alla base della “dichiarazione di Mostar”. Tale dichiarazione infatti prevedeva che inizialmente si dovessero adottare solamente le leggi sul “Direttorato per il coordinamento dei corpi di polizia” e sulle “Agenzie per il supporto delle strutture di polizia in Bosnia ed Erzegovina”. Per quanto riguardava la creazione di una futura forza di polizia unica e le relazioni tra questa e le forze di polizia locali, il discorso veniva rimandato alla riforma costituzionale e all’assetto che avrà il Paese dopo tale riforma.

Di fatto, l’ambiziosa riforma voluta da Ashdown è stata, nel migliore dei casi, posticipata, e il modello di riforma che è stato ora approvato mira più a soddisfare le condizioni per la firma dell’ASA che a centralizzare le forze di polizia. Ciò ha provocato le reazioni negative dell'SDA, SBIH e anche dell'SDP (partito socialdemocratico), che hanno visto questa riforma come un successo dei partiti della RS. Ciò nonostante, questi partiti non se la sono sentita di bloccare il processo di adesione. Nel corso di questi mesi, la UE ha infatti dato chiaramente ad intendere che una volta passata la riforma non ci sarebbero stati altri ostacoli verso la firma dell’Accordo, aumentando di fatto la pressione su coloro che non erano d’accordo con le riforme proposte.

La situazione vista da Bruxelles

L'Unione Europea non poteva permettersi di mantenere la situazione in sospeso. La dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo, lungi dal portare stabilità alla regione, favorisce e rafforza le opzioni secessioniste nella RS. La UE si è presentata divisa sul Kosovo e si è preoccupata più volte di sottolineare (in modo alquanto contraddittorio) che l’indipendenza della provincia “non rappresenta un precedente”. Allo stesso tempo, però, la UE ha una posizione comune sulla Bosnia, dove secessioni unilaterali non verrebbero riconosciute. In questo senso, la UE si è preoccupata di mandare dei segnali precisi alla Bosnia e soprattutto di rendere possibile l’accesso all’UE anche allo scopo di evitare future tendenze separatiste. Lajcak stesso ha ricordato come una volta firmato l’ASA nessun Paese ha poi mancato l’ingresso nell'Unione. In questo senso, la firma dell'ASA diventa anche un modo per scongiurare una futura instabilità e per togliere tentazioni secessioniste ai leader serbo-bosniaci. Questo approccio potrebbe rendere più semplice anche la riforma costituzionale, rimuovendo dalla discussione alcuni punti controversi quali per esempio l’eventuale diritto alla secessione delle componenti della BiH. Ciò contribuirebbe a far scendere la temperatura del dibattito costituzionale all’interno del Paese, rendendo più facili le riforme sulla struttura interna dello Stato.

La preoccupazione, dopo le tensioni politiche del 2006 e 2007, è stata quindi quella di porre la Bosnia ed Erzegovina irreversibilmente sulla strada dell’Unione Europea. La riforma della polizia, così come unilateralmente suggerita da Ashdown, è stata parzialmente sacrificata e via via spogliata degli aspetti più controversi. Vista la posta in gioco, e i rischi associati all’indipendenza del Kosovo, questo approccio pragmatico sembra essere quello che più facilmente permetterà di sbloccare la situazione. Ancora una volta però, nonostante il compito fosse stato facilitato dalla UE, i partiti politici della BiH hanno rischiato di fallire l’obiettivo, più per ragioni parrocchiali che per vere e proprie questioni di principio. Un ennesimo segnale della necessità di un ricambio di contenuti nel dibattito politico in Bosnia Erzegovina.
da Osservatorio sui Balcani
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mercoledì, 27 febbraio 2008

BOSNIA, UE SI ACCONTENTA DELL'ACCORDO AL RIBASSO SULLA POLIZIA

Bruxelles, 27 feb. (Apcom) - L'Unione europea ha rinunciato a pretendere dai politici della Bosnia-Erzegovina l'unificazione delle forze di polizia per procedere alla firma dell'Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa). Bruxelles, ha indicato il comandante della missione di polizia Ue a Sarajevo, il brigadiere generale dei Carabinieri Vincenzo Coppola, si accontenterebbe di un "forte coordinamento" tra le varie forze di polizia del Paese, divise su basi etniche, che verrebbe garantito dalle due leggi attualmente in esame al Parlamento di Sarajevo. Le due leggi metterebbero in pratica l'accordo politico sulla riforma della polizia raggiunto a Mostar a fine ottobre dai rappresentanti delle tre comunità principali del Paese: serbi, bosniaco-musulmani e croati. Ma la loro approvazione è messa a repentaglio dal recente voltafaccia del leader del principale partito bosniaco musulmano Sda, Suleiman Tihic (Sda), che ha sconfessato l'intesa di Mostar rimproverando all'Ue un approccio troppo indulgente nei confronti dei serbo-bosniaci, i quali hanno rilanciato i loro propositi separatisti sull'onda dell'indipendenza del Kosovo. Secondo Coppola, che ha parlato con alcuni giornalisti a Bruxelles, i politici bosniaci "devono ancora dimostrare di voler entrare in Europa, cioé di essere disposti a negoziare abbastanza per poter raggiungere un risultato positivo". Il comandante Ue si è dichiarato ottimista sulle chance di un accordo a condizione che i leader serbo-bosniaci "prenderanno il loro tempo". Entro due settimane, comunque, le leggi sulla polizia dovrebbero essere votate.

Fonte: Apcom

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martedì, 26 febbraio 2008

Bianchini: “Rischio caos nei Balcani"

L'esperto dei paesi dell'Est spiega come la situazione attuale sia il risultato di una cattiva gestione da parte delle organizzazioni internazionali. Ma il problema nasce adesso

Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza, la Serbia non l’ha accettata, l’Ue e l’Onu si sono divise. Riconoscere uno stato etnico si rivelerà davvero una bomba nelle mani dell’Europa?

Si sta già dimostrando tale. Una società democratica come la Serbia ha perso una parte del suo territorio per la decisione di altri stati. Quali saranno le conseguenze? Già si vedono le prime divisioni. L’Italia ha seguito i più forti, ma la Spagna non ha riconosciuto il nuovo stato. A livello internazionale la Cina è contraria, mentre Taiwan si è dichiarata favorevole. E’ un grande pasticcio. Metà dell’Unione Europea ora dovrà trattare con il Kosovo, l’altra metà con la Serbia. Con il passaporto kosovaro dove si potrà andare? In Albania, forse. Ma non in Bosnia. Infine c’è il rischio di una nuova secessione interna. Se i serbi del Kosovo si dichiareranno appartenenti alla Serbia, chi potrà impedirlo? La Nato? Dovrebbe farlo con le armi.

Chi sarà danneggiato dalla nuova situazione?

Sicuramente non la Serbia. A Belgrado conviene disfarsi del Kosovo. Ha un’economia in pessime condizioni, che dipende per i 2/3 dalla Serbia. Ma in questo caso, più della convenienza, contano i meccanismi politico-culturali. Sono in Kosovo i monasteri che rappresentano una parte importante della storia della Serbia. Soltanto De Gaulle riuscì a convincere i francesi che era arrivato il momento di lasciare l’Algeria. Ma in Serbia non c’è nessuno che abbia tanto prestigio politico. D’altra parte la prospettiva di una Grande Albania che riunisca tutti gli albanesi dei Balcani, non è attuabile. Gli stessi albanesi non la vorrebbero. Mentre negli anni ’90 avevano ancora molto da imparare dal Kosovo, ora si sentono più avanzati.

Perchè l’indipendenza è arrivata proprio adesso?

Tutta questa fretta non è motivata. I turchi di Cipro aspettano da quaranta anni. Anche il Kosovo avrebbe potuto attendere ancora. Il problema è che c’è stata una forte carica emotiva, sin da quando l’Uck capì che l’unico modo per ottenere l’indipendenza era fare leva sui genocidi, sulla perdite umane. Non c’è stato nessun genocidio in Serbia. Ci sono stati crimini contro l’umanità, ma i numeri sono stati gonfiati. Non troverete nessun eroe nella storia dei Balcani.

Dunque, la Serbia cederà al ricatto? Il riconoscimento in cambio dell’ingresso nell’Unione Europea?

No, la Serbia non riconoscerà il Kosovo. C’è una parte della popolazione serba che vorrebbe entrare nell’Unione ma soltanto per i visti e i soldi. Per gli altri aspetti no. Non dimentichiamo che l’Europa ha bombardato Belgrado.

Che cosa succederà ora in Kosovo?

E’ difficile da dire. Il Kosovo è uno stato con grandi difficoltà interne. La Nato gli ha garantito la sicurezza, ma non ha fatto niente per combattere la corruzione e la criminalità. C’è il 40% di disoccupazione, la giustizia non riesce a far rispettare i contratti. In questo clima dilagano il commercio di droga, armi e corpi.
Ma il problema è quello che accadrà intorno al Kosovo. In breve la Bosnia sarà persa. I Serbi di Srpska chiederanno il referendum e presto si presenterà anche il problema delle minoranze croate. Il Montenegro e la Macedonia ancora non hanno riconosciuto il nuovo stato. Sarà il caos. Gli unici che riusciranno, come sempre, a trovare un accordo, sono i membri della mafia serba e kosovara. Loro hanno sempre collaborato benissimo, non hanno mai avuto problemi di divisione etnica.

E l’Italia?

L’Italia non conta niente sul piano internazionale e conterà sempre meno. Colpa della politica interna, troppo debole. E se non si decide in fretta sulla costruzione della Tav si rischia di perdere anche l’ultimo corridoio che passa per la Slovenia. Dovrebbe favorire il commercio e la circolazione delle merci in Europa. Ma in questo momento, i problemi per noi sono altri.

di Sonia Arpaia e Roberta Giaconi

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domenica, 24 febbraio 2008

Bosnia: Ue, no a indipendenza serba

(ANSA)- SARAJEVO, 23 FEB - Gli ambasciatori dei Paesi dell'Ue in Bosnia dicono no al referendum sull'indipendenza statale serbo-bosniaca sul modello del Kosovo. Hanno cioe' respinto la risoluzione del parlamento della Republika Srpska (Rs) a Banja Luka in cui si proclamava il diritto a sottoporre a referendum l'indipendenza. Per gli ambasciatori le due entita', in base alla Pace di Dayton, formano la Bosnia- Erzegovina (Rs e Federazione Croato-musulmana), e 'non hanno diritto alla secessione'.

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mercoledì, 20 febbraio 2008

KOSOVO: MANDATO FEITH, RAPPRESENTANTE SPECIALE UE

Pieter Feith ha iniziato il suo mandato come rappresentante speciale dell'Unione europea in Kosovo. L'olandese, in un secondo tempo, guidera' la missione civile internazionale che vigilera' sull'indipendenza di Pristina. Nell'illustrare il nuovo incarico, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Javier Solana, aveva spiegato che Feith "offrira' consigli e il supporto dell'Ue nell'ambito del processo politico a promuovera' il coordinamento globale dell'Ue in Kosovo". Cinquantratre anni, Feith ha lavorato nei Balcani dal 1995 al 2001 per la Nato, soprattutto in Bosnia-Erzegovina dopo gli accordi di pace di Dayton.

LaRepubblica.it

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Presentato oggi il sito della cooperazione italiana in Bosnia Erzegovina

Sarajevo - È stato presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa, il sito internet della Cooperazione Italiana allo Sviluppo in Bosnia Erzegovina, www.utlsarajevo.org. Erano presenti alla conferenza l’Ambasciatore italiano in in Bosnia Erzegovina, Alessandro Fallavollita, il Direttore della Cooperazione Italiana allo Sviluppo Aldo Sicignano, esperti della Cooperazione Italiana allo Sviluppo – UTL di Sarajevo e rappresentanti della agenzia che ha costruito il sito internet, Enigma doo.

Il sito internet della Cooperazione Italiana allo Sviluppo in Bosnia Erzegovina – ha affermato l’Ambasciatore Fallavollita – è un luogo virtuale che vuole essere un punto di riferimento per tutte le azioni di cooperazione delle istituzioni e delle ONG italiane in in Bosnia Erzegovina. Uno strumento agile, veloce, partecipativo e multilingue che ha lo scopo di approfondire e rafforzare il rapporto di collaborazione tra il nostro paese e la Bosnia Erzegovina”.

L’impegno del governo e della Cooperazione italiana in Bosnia Erzegovina – ha continuato l’Ambasciatore – risale agli anni del conflitto quando gli interventi erano principalmente di emergenza umanitaria. Negli anni successivi alla firma degli accordi di Dayton l’intervento italiano si è adattato alle nuove sfide che attendevano la Bosnia Erzegovina, dapprima in un lavoro di ricostruzione e poi sempre più in veri e propri programmi di partenariato diretti a promuovere lo sviluppo socio-economico del paese. In totale l’Italia ha investito in BiH dal 1992 ad oggi oltre 200 milioni di euro”.

Attraverso il sito internet intendiamo far conoscere le dimensioni dell’intervento italiano - afferma il Direttore di Cooperazione Italiana in in Bosnia Erzegovina Aldo Sicignano - nel segno della trasparenza: non ci sono porte chiuse alla Cooperazione Italiana. All’interno del sito internet è consultabile un data base on line, costantemente aggiornato, sui progetti in corso della Cooperazione Italiana, delle ONG e delle istituzioni locali italiane sul territorio bosniaco-erzegovese. È disponibile una mappa interattiva che aiuta a visualizzare la misura degli interventi nelle entità e nelle aree geografiche all'interno delle stesse, ma anche una suddivisione per settore di intervento per aiutare il visitatore ad avere immediatamente le informazioni di cui ha bisogno”.

Il sito è uno strumento utile per gli operatori italiani, bosniaci e di altri paesi vista – continua il dott. Sicignano – che possono trovare attraverso di esso notizie su progetti, occasioni di incontro e di sviluppo di nuove iniziative”.

Il sito internet www.utlsarajevo.org ha al suo interno una sezione dedicata alle prospettive europee della Bosnia Erzegovina implementata dall’EU desk, un’unità della Cooperazione Italiana. “Si tratta di una sorta di sito nel sito – afferma Davide Bussi, responsabile dell’Eu Desk – che mette a disposizione di coloro che operano in in Bosnia Erzegovina i nuovi strumenti dell’Ue: dalla storia del processo di integrazione della Bosnia Erzegovina, alla legislazione, ai bandi, alla mappa dei progetti attivi. Siamo riusciti a creare una selezione e una raccolta di informazioni sulle prospettive europee che è difficile trovare in maniera così chiara da altre parti”.

News ITALIA PRESS
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martedì, 29 gennaio 2008

Conferenza sulla ricerca agroalimentare nei paesi dei Balcani occidentali

Il 27 marzo si terrà a Belgrado (Serbia) una conferenza sulla situazione attuale e sul futuro della ricerca agroalimentare in Albania, in Bosnia-Erzegovina, in Serbia e nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.

La conferenza si baserà sui risultati del progetto finanziato dall'UE «Balkan Agrofood Network» (BAFN), che si concluderà nel mese di aprile del 2008. I partner del progetto hanno condotto un'indagine dettagliata sulla situazione della ricerca nel campo dell'agricoltura e dei prodotti alimentari nei Balcani occidentali e hanno stilato relazioni sulle capacità della ricerca in ciascun paese. I comitati di esperti hanno anche identificato priorità future per la ricerca agroalimentare nella regione. Sono state inoltre raccolte idee per potenziali progetti finanziati dall'UE.

Per ulteriori informazioni visitare:
http://www.bafn.eu

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martedì, 29 gennaio 2008

L’Olanda blocca l’intesa Ue-Serbia

A pochi giorni dal cruciale turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali serbe, fissato per domenica 3 febbraio, l’Unione Europea non è riuscita a trovare l’unanimità per offrire a Belgrado l’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa). Ha dovuto invece ripiegare su una «dichiarazione politica», un accordo ad interim che prevede intese commerciali, sulla cooperazione economica, sul dialogo politico, sulla liberalizzazione dei visti e su una road map per favorire l’intesa finale. E che, come ha dichiarato a Bruxelles il capo della diplomazia slovena e rappresentante della presidenza di turno Ue, Dimitri Rupel, sostanzia «i tre quarti dell’Asa».
Tre quarti e non tutto perché nonostante l’appoggio ufficiale della presidenza slovena, l’opposizione del Belgio e soprattutto dell’Olanda hanno impedito l’approvazione dell’Asa stesso. Il delegato di Amsterdam ha insistito sulla necessità che Belgrado prenda prima più chiari impegni per la consegna dell’ex generale e criminale di guerra serbo-bosniaco Ratko Mladic, e ha posto il proprio veto.
Questo causerà certamente difficoltà supplementari a Boris Tadic, presidente uscente e capofila dei filoeuropei in Serbia, contro il suo avversario Tomislav Nikolic, che in nome del sempreverde nazionalismo estremista ferito dalla questione kossovara propone invece un avvicinamento allo storico alleato russo. Parte dell’opinione pubblica serba potrebbe infatti percepire l’atteggiamento europeo come troppo critico verso Belgrado. Il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic ha comunque espresso gradimento per l’offerta venuta dai Ventisette, parlando di «reale passo avanti» e di «giorno tra i più importanti nella storia delle relazioni tra Serbia ed Ue».
La firma dell’accordo, se la Serbia lo accoglierà, è in programma il 7 febbraio. Javier Solana, il “ministro degli Esteri” dell’Ue, ha sostenuto che comunque da Bruxelles è stato inviato a Belgrado «un messaggio molto chiaro: l’avvenire dei cittadini serbi si trova nell’Unione Europea». I serbi dovranno comunque prima scegliere tra Tadic e Nikolic, ovvero tra Bruxelles e Mosca. Ed è chiaro che se sceglieranno la seconda opzione tutto andrà ridiscusso.
Per il momento le prospettive sono quelle di un’ammissione della Serbia nell’Ue. Quando esattamente non si sa. Secondo Rupel, probabilmente «uno o due anni dopo la Croazia».

da IlGiornale.it

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lunedì, 28 gennaio 2008

NE/ UE-SERBIA,COMMISSIONE: COLLABORARE CON TPI E' FARE IL MASSIMO

Bruxelles, 28 gen. (Apcom) -

L'Unione europea pretende dalla Serbia una collaborazione piena al lavoro del Tribunale penale internazionale sui crimini della ex Jugoslavia prima di firmare il patto di associazione e stabilizzazione (Asa). I ministri degli Esteri della Ue stanno discutendo in queste ore proprio sulla completezza o meno della collaborazione delle autorità serbe con il Tpi.

Per alcuni Paesi, in particolare l'Olanda e il Belgio, "piena collaborazione" vuol dire la consegna fisica al Tribunale in particolare di Ratko Mladic, ritenuto il responsabile del massacro di Srebrenica nel 1995.

Interpellata su cosa l'Unione europea intende per "collaborazione piena", Cristin Nagy, portavoce del commissario all'allargamento Olli Rehn, ha spiegato che vuol dire "fare tutto quello che è nel proprio potere per catturare i criminali e consegnarli alla corte dell'Aia".

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Chi sono

Blogger: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...


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Avviso ai lettori

12 Febbraio 2008- Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro. Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere. Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello. Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet, e si può acquistare senza problemi tramite le carte varie previste o anche contrassegno. Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina subito qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata. Ciao e buona lettura, Valeria

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